La dieta a Zona
Voglio parlarti di una tipologia di dieta molto diffusa e di moda che tra i “tecnici” trova degli assoluti estimatori e degli acerrimi detrattori…. Oggi ti spiegherò le basi sulla quale si fonda la Dieta a Zona e poi ti fornirò le mie considerazioni.
La dieta a Zona è un modello alimentare ideato dal biochimico americano Berry Sears nel 1995 ed è diventato molto famoso perchè ha messo l’accento per primo sull’importanza dei grassi essenziali e dei carboidrati a basso indice glicemico.
L’obiettivo della dieta a Zona è di promuovere un’alimentazione favorente la produzione di eicosanoidi “buoni” a scapito di quelli “cattivi”. Gli”eicosanoidi” (omega 3 e 6), sono “superormoni” che fungono da messaggeri biochimici, regolano moltissime funzioni vitali dell’organismo e che hanno proprietà antinfiammatorie al punto di riuscire, a detta di Sears, a far regredire malattie degenerative molto gravi come il cancro e l’aids.
Una peculiarità positiva di tale alimentazione è quello di modulare la produzione dell’insulina ed evitare stati iperglicemici.
I principi fondamentali che caratterizzai la Zona è l’equilibrio ormonale e l’introito proteico, a differenza delle altre “teorie” alimentari che si basano soprattutto sulla percentuale calorica (viene calcolato il fabbisogno calorico per poi organizzarne l’introito).
Altro aspetto fondamentale della dieta a Zona è di selezionare attentamente la tipologia di carboidrati, classificandoli in carboidrati favorevoli (basso indice glicemico) e sfavorevoli (medio ed alto indice glicemico); inoltre vengono consigliate o meno anche la tipologia di proteine e di grassi da assumere.
Quindi la Zona ha come basi di partenza il fabbisogno proteico del soggetto, la produzione di ecoisanoidi “buoni” e un’ottimizzazione dell’ equilibrio glicemico.
A livello “pratico” la costruzione dei pasti prevede la costruzione di cosiddetti “blocchi” e “miniblocchi”. I “miniblocchi” sono 3 e precisamente costituiti in 7 grammi di proteine, 9 grammi di carboidrati e 3 grammi di grassi. La “somma” dei 3 miniblocchi forma il “famoso” blocco della Zona; una volta stabilito il fabbisogno proteico del soggetto, si calcoleranno il numero dei blocchi di cui si dovrà comporre la dieta e la loro distribuzione nell’arco della giornata.
CONSIDERAZIONI
Nelle mie considerazioni finali voglio fornire anche risposta a Sonja, frequentatrice del blog, che ringrazio per avermi dato spunto per la scrittura di questo post.
Ho letto numerosi articoli sulla dieta a Zona e, come spesso accade, ho trovato sostenitori a spada tratta delle teorie di Sears ed alcuni che in modo critico e scentifico hanno ridimensionato le sue “scoperte”.
Infatti i presupposti di Sears sono stati fortemente criticati dall’ambiente medico-scientifico; o meglio i presupposti esistono ma sono stati un pò “forzati” nella loro interpretazione.
Io ritengo che alcuni princìpi siano sicuramente da avallare, come la scelta dei carboidrati in base al loro indice glicemico, l’importanza di garantire un idoneo introito proteico e la selezione dei grassi per salvaguardare il fabbisogno di eicosanoidi buoni.
Certamente la Zona non rappresenta “la dieta” per eccellenza ed esistono tante altre “filosofie” alimentari che ne “integrano” i presupposti.
Della Zona risulta difficile, soprattutto al neofita, la gestione e la costruzione dei blocchi e pesonalmente non mi piace tutto il business di integratori specifici che ha “mosso”.
Il mondo della dietologia è veramente un “far west” dove bazzicano pochi professionisti e molti soggetti che vogliono fare soldi vendendo strategie alimentari considerate “insuperabili” quando in realtà ne esistono di altre altrettanto valide….
Non esiste una dieta migliore di altre, esistono solo tante “teorie alimentari” che possono “funzionare” a seconda del soggetto al quale vengono applicate. Ritengo che una dieta funzioni quando permette ad un soggetto di perdere grasso in eccesso, di mantenere facilmente la nuova condizione acquisita (il dimagrimento), avere un ottimale livello energetico, di non patire “la fame”, di preservare le funzionalità dell’organismo nel lungo periodo ed infine di mantenere alti livelli di BCM.
Quando si prende in esame una tipologia di dieta (qualsiasi essa sia), per comprovare la sua utilità occorre sperimentare, analizzare e monitorare i cambiamenti a breve , medio e lungo termine tramite analisi della composizione corporea ed esami clinici approfonditi (esami del sangue ecc.).
La Zona ha torvato il suo posto nel panorama della dietologia ed è giusto che ci stia….,l’importante è che non venga venduta come “la migliore dieta”…….
Ciao al prossimo articolo e buona alimentazione!
Se vuoi approfondire l’argomento, non esitare a lasciarmi un commento!

Scrivo questo commento per sottolineare quante persone incompetenti si travestono da professionisti e quanta poca informazione ci sia su diete e alimentazione. Finalmente qualcuno che parla di questa dieta a zona in maniera realista senza esaltarla come la “dieta per eccellenza”.
Complimenti per l’articolo Marco
Grazie Marco, avevo proprio bisogno di un’ opinione neutra !
Ciao Giovanni, sai…., il mondo dell’allenamento e dell’alimentazione sono un pò come la politica e la religione…, tutte le “fazioni” sostengono di aver ragione e di possedere la “chiave” per aprire le porte della verità… C’è quindi chi prende una “fissa” per una determinata dieta o allenamento e chi, come me, apprezza prendere ciò che di buono viene proposto con spirito critico ed analitico.
Ciao a presto
Ciao Marco, ti sei mantenuto sul neutro come giudizio e questo ti fa onore… però in pratica dici che non è “la migliore” (commento che varrebbe per tutte le diete o regimi) ma non dici neanche cosa c’è che non convince.
E praticamente tutti quelli che sono contro la Zona, alla fine, non spiegano il perchè. Ricordo puntate di Porta a Porta dove i soliti alimentaristi italiani disprezzavano la Zona… ma senza dire mai il perchè.
Alla fine quello che non va giù ai “tradizionalisti” è la famosa percentuale totale di proteine… la famosa formula 40-30-30, che è poi diventata slogan delle varie barrette e pasti.
40 di carboidraiti (buoni!!!) contro i 60-65 circa di carboidrati delle altre diete più ufficiali.
Uno schiaffo ai tradizionalisti della falsa dieta mediterranea fatta con intanto un bel piatto di pasta asciutta
Non dimentichiamo però che all’inizio della Zona, molti di quelli che adesso esaltano Omega 3 e 6, ecosanoidi buoni e indice glicemico… non ne volevano neanche sentire parlare, continuando imperterriti a calcolare solo le calorie!
Quindi diamo a Sears qualche merito…
Ciao, Mario
Ciao Mario, prima di tutto benvenuto nel blog!
In merito al tuo commento è doveroso precisare che ho sottolineato che la dieta a Zona può essere considerata valida, l’importante però (come dici giustamente tu, “commento valido per tutte le altre diete..”) è che non venga venduta come “miglior dieta”. Il mio giudizio è neutro per il semplice motivo che, non essendo uno specialista dell’alimentazione, ma del movimento, ho letto studi che valorizzano le tesi del Dott. Sears ed altri che non la supportano. Di seguito, per esempio ti riporto le considerazioni di un sito specializzato sull’alimentazione che elenca dettagliatamente quali sono i limiti della dieta a Zona.
Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. ciao a presto
http://www.cibo360.it/alimentazione/dietologia/diete/zona.htm
Mettiamoci anche il fatto che la zona parte dal presupposto che la giusta proporzione tra grassi, carboidrati e proteine è 40 – 30 -30 rispettivamente, ecco qua che salta fuori un’altra pecca: che tutti abbiamo bisogno delle stesse quantità di macronutrienti. E’ come un maglione a taglia unica: Godzilla non riesce nemmeno a infilarsela, se la mette Topo Gigio ci naviga dentro.
In realtà queste proporzioni dovrebbero variare a seconda delle necessità e tipologia dell’individuo… Tuttavia sembra che la dieta a zona abbia aiutato numerosi atleti a migliorare le loro prestazioni (ma la loro salute ?). Ciao, complimenti per il sito.
Simone
Correggo: carbo – grassi – proteine 40 – 30 -30
Chau.
Ciao Marco, penso che la dieta a zona sia una dieta del tipo “one-fits-all”, nel senso che non per tutti è adeguata una proporzione 40-30-30 tra carboidrati-proteine-grassi. Ad ogni modo ha aiutato molti atleti a migliorare le prestazioni… il dibattitosulla zona è interessante ed aperto
Complimenti per il sito,
Simone
Aggiungi un Commento