I media, i medici e io stesso predichiamo di fare attività motoria perchè fa bene alla salute ed è indispensabile al fine di preservare in buono stato il nostro organismo. Ciò che ti dico è sicuramente una verità assoluta che non ha bisogno di spiegazioni. Però, quando si tratta di Sport in un contesto agonistico, questo principio deve essere considerato sotto un’altra luce.
L’attità motoria diventa un “toccasana” per la salute solo nel momento in cui viene adeguatamente e sapientemente dosata in associazione ad un corretto regime alimentare ed alternata ad ADEGUATI TEMPI DI RECUPERO.
L’attività sportiva agonistica porta spesso a considerare e gestire erroneamente questi principi a causa di una contiua ricerca del miglioramento dellla prestazione atletica e ciò che dovrebbe portare ad un miglioramento si trasforma spesso in una fonte generatrice di malattia e disagio!
Le pagine dei giornali sportivi riportano di frequente notizie di calciatori (e atleti in genere) che sono costretti a stop obbligati a causa di infortuni più o meno gravi. Un “profano” dello sport sarebbe portato a pensare che sia un “fenomeno” limitato ad una ristretta cerchia di atleti professionisti e che sia in fin dei conti accettabile.
In realtà non mi è mai capitato di parlare con un atleta che non abbia mai subìto un infortunio. Io, in primis, (quando mi allenavo molto, sicuramente troppo ) ho dovuto sopportare diversi periodi di stop a causa di diverse problematiche fisiche (distorsioni, contratture, tendiniti ecc). All’epoca mi sono infortunato talmente tante volte che ho deciso di scrivere la mia tesi di laurea all’ISEF sulla “psicologia dell’infortunio sportivo”, riguardante gli aspetti psicologici della gestione dell’atleta quando è costretto a lunghi stop a causa di un incidente sportivo.
Perchè un “toccasana” si trasforma in una fonte di disagio e di malattia…….?
Il problema risiede nella mancanza completa di EQUILIBRIO tra carico (allenamento) e recupero associata spesso anche ad un’alimentazione carente che porta allo svilupparsi di vere e proprie sindromi da sovrallenamento.
Il nostro corpo è da paragonarsi ad una macchina e, al pari dell’auto che usiamo tutti i giorni per spostarci, ha bisogno della corretta manutenzione…. Se salto i “tagliandi” periodici sò per certo che prima o poi la mia auto si fermerà da qualche parte in “panne”. Allo stesso modo, se non prevedo un’ idonea periodizzazione dei carichi allenanti, dei recuperi e della mia alimentazione, prima o poi qualche parte del mio corpo cederà agli “insulti” ricevuti (tendiniti, infiammazioni muscolari, dolori articolari, ecc).
La voglia di “fare”, di allenarsi sempre di più e sempre più intensamente, porta l’atleta a sovraccaricare le strutture anatomiche addette al movimento. Le parole chiave dell’allenamento devono essere RECUPERO e ASCOLTO. Il recupero è fondamentale perchè dà la possibilità all’organismo di “metabolizzare” lo stimolo allenante ricevuto, di adattarsi (mgiliorando) e permettere le dovute “riparazioni” tessutali.
Quella che io definisco capacità di ASCOLTO è invece una “sensibilità” che si acquisisce nel tempo e ritengo che, alcuni atleti, non la acquisiscano mai perchè non sono educati a farlo…….
Ascolto significa sentire i messaggi che il nostro corpo ci manda e percepire quando è il momento di “dire basta”, di non allenarsi perchè è controproducente e deleterio. Vedo troppo spesso atleti allenarsi perchè “c’è scritto nella tabella d’allenamento” o perchè se non lo fanno si sentono “in colpa”……
Il nostro corpo ha bisogno di rispetto e la mia esperienza decennale mi ha insegnato che una volta trovato l’equilibrio, ci si allena di meno e si ottengono più risultati! Come dico sempre, bisogna allenarsi “poco e bene”!!
Tu al riguardo cosa ne pensi? Mi piacerebbe conoscere la tua esperienza! Lasciami un commento!
Ciao al prossimo articolo e buon allenamento!
P.s. Ringrazio la mia amica Rosy Marra che mi ha dato lo spunto per scrivere questo articolo

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