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Oggi ti voglio parlare di una metodica di analisi della composizione corporea molto diffusa, utilizzata da alcuni decenni dalla maggior parte dei professionisti del fitness, che operano in ambito alimentare e di preparazione atletica.

La plicometria è una scienza nata negli anni ’50 per merito di alcuni medici statunitensi dell’esercito. All’epoca l’unico modo per valutare la “corporatura” di una recluta era il BMI (Body Mass Index o, in italiano, Indice di Massa Corporea che si ottiente  mettendo in rapporto il peso corporeo con l’altezza: Peso corporeo espresso in kilogrammi diviso il quadrato dell’altezza espresso in metri).

Il numero che risulta da questa formula cataloga il soggetto in una delle seguenti “categorie”:

< a 18 Sottopeso

da 18 a 25 Normopeso

da 26 a 30 Sovrappeso

> 30 Obesità

Il BMI aveva, ed ha tutt’ora, un grosso limite: tiene in considerazione unicamente dei dati quantitativi (altezza e peso) quindi accadeva spesso che venissero “scartati” dei giovani e muscolosi (quindi più pesanti della media) giocatori di football americano perchè catalogati come obesi.

Da questa necessità è nato il Plicometro, una semplice “pinza” che misura, in millimetri, lo spessore del grasso sottocutaneo.

In questo modo si può facilmente capire se il soggetto è in “sovrappeso” a causa di grandi masse muscolari o a causa di un eccesso di grasso sottocutaneo. Il Plicometro non serve a capire solo ciò che un occhio attento e nemmeno tanto esperto può intuire facilmente (distinguere un obeso da un atleta………. 🙂 ), ma misurarne la precisa entità.

Esistono infatti diversi protocolli di misurazione che, abbinati a equazioni matematiche, permettono di ottenere la percentuale di massa grassa di un soggetto in relazione al peso totale.

Tra le più utilizzate sono le equazioni di Jackson e Pollock che hanno elaborato due differenti protocolli di misurazione: a tre e a sette pliche.

Tre pliche:

nell’ uomo la plica pettorale, addominale e della coscia;

nella donna la plica tricipitale, sovrailiaca e della coscia.

L’equazione a tre pliche è usata per valutare la composizione corporea degli atleti.

Sette pliche:

plica pettorale, ascellare media, tricipitale, sottoscapolare, sovrailiaca, addominale e coscia anteriore.

L’equazione a sette pliche è usata, invece, per valutare la composizione corporea nella popolazione “normale”.

La plicometria può sembrare una metodologia di analisi della composizione corporea semplice ed affidabile, in realtà esistono diverse varibili da considerare che la possono rendere una disciplina “approssimativa”.

L’analisi dei limiti della plicometria sarà il tema di un apposito futuro approfondimento.

Se vuoi approfondire l’argomento, lasciami un commento, sarò felice di risponderti!

Ciao al prossimo articolo! 🙂

 

 

  1. Plicometria e i suoi limiti | Allenamento Fitness Said,

    […] giorni fa ho scritto un post sulla Plicometria, preannunciandoti che ti avrei “svelato” quali sono i pregi e i “limiti” di […]

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