Oggi ti voglio parlare di una nota conoscenza del Blog, la mia cliente ed amica Carmen Zwick. Sicuramente ti ricorderai che pochi mesi fa ha corso la sua prima maratona a Parigi.
Dato che “l’appetito vien mangiando”, qualche giorno dopo la fine della maratona, Carmen mi chiama e mi dice:
“Marco ho trovato un’altra sfida!!! Voglio correre la 15 km del lago di Resia e, questa volta, voglio correre al massimo della velocità!”
Io gli risposi subito: “CERTO!” Anche perchè chiunque pronunci la parola SFIDA ha sempre il mio appoggio!!
Oggi quindi voglio lasciare spazio a Carmen ed alla sua nuova vittoria!
Ecco la sua testimonianza in prima persona:
“Sabato scorso ho corso la mia seconda gara podistica. Una 15km al bellissimo lago di Resia (BZ).
Alla partenza mi sono messa nel gruppo 1.20 – 1.30 visto che il mio obiettivo era di stare sotto l’ora e mezza. Ero affianco ad un amico quando questo mi convince di metterci nel gruppo prima (quello da 1.10 – 1.20) per non dover aspettare altri 15 minuti.
Visto che non vedevo l’ora di partire e visto che generalmente sono una persona un po’ poco paziente, ci siamo spostati nel blocco prima. Errore gravissimo. Perché ovviamente partendo con quelli più veloci mi sono adattata al loro tempo e sono partita troppo veloce per le mie capacità. Già dopo 4 km ho dovuto rallentare altrimenti non sarei arrivata alla fine. Questo sicuramente mi è costato un po’ di risorse.
Quindi regola numero uno: non farti mai convincere da qualcuno di cambiare blocco – corri in base alla tua preparazione. Regola numero due: se gli organizzatori hanno previsto dei blocchi di tempo ci sarà un perché quindi mettiti nel tuo blocco e aspetta o allenati di più Al km 4,5 c’era il primo rifornimento di acqua.
Essendo la gara vicino a casa mia ovviamente conoscevo buona parte dei volontari. Inevitabilmente scambi due battute e perdi secondi preziosi. In generale perdi tempo a fermarti a bere perché almeno io per ora non sono ancora in grado di bere da un bicchiere mentre corro. Regola numero tre: se ci tieni a fare una gara in un tempo preciso evita di perderti in chiacchiere e portati una bottiglia a presso così puoi bere mentre corri.
Arrivata al km 5 ho controllato il tempo. 28 minuti. Ero soddisfatta perché avevo guadagnato rispetto all’allenamento due minuti. Mi aspettava la seconda parte della gara che era quella più impegnativo con alcune salite non da poco (in un punto c’è un dislivello di 90 m). Per fortuna il tratto era tutto ombreggiato e così non era troppo caldo.
Nel frattempo i miei muscoli si erano riscaldati adeguatamente e mi sentivo proprio in forma. Infatti sono riuscita a guadagnare minuti preziosi ed entrare nel vivo della gara. Infatti arrivati al km 10 ero sotto l’ora (58 minuti e qualche secondo). Ero contentissima perché sapevo che da lì in poi la gara era in parte in discesa e per l’ultimo pezzo in piana. Mi sono fatta due calcoli ed ero certa di riuscire a stare sotto l’ora e mezza.
Regola numero quattro: non fare mai i conti senza l’oste e soprattutto non fare alcun tipo di calcolo. Corri e basta Al km 12 all’improvviso mi sono venute delle fitte al petto nella parte destra. Dopo essermi ricordata che il cuore si trova a sinistra mi sono tranquillizzata e sapevo che si trattavo solamente di fitte intercostali.
Dunque ho rallentato un po’ e ho continuato la gara. Molto probabilmente presa dall’entusiasmo avevo preso la discesa troppo velocemente. Le preziose risorse perse in partenza si sono fatte sentire. Quando sono arrivata al km 14 sapevo che oramai mancavano solo 1km e 300 m. avevo corso per un ora e 22 minuti ed ero ancora fiduciosa di farcela entro l’ora e mezza.
Mi sembrava di dare tutto ma ho scoperto dopo che non era così. Quando sono arrivata sulla linea del traguardo ho sentito il tifo di mio marito e del mio bimbo e immediatamente ho aumentato la velocità e ho fatto uno sprint fino al traguardo. Quindi avrei potuto correre l’ultimo km più velocemente. Regola numero cinque: quando credi di dare il massimo prova a dare un po’ di più che sicuramente ci riuscirai.
Conclusione:
non sono riuscita a stare sotto l’ora e mezza (ho concluso la gara in 1h e 32 minuti e 10 secondi), ma sono comunque soddisfatta perché rispetto all’allenamento ho guadagnato 7 minuti e la cosa più importante è che mi sono veramente divertita tanto.”
Che dire, complimenti a Carmen! Hai fatto delle lucide considerazioni su com’è andata la gara e sugli errori commessi! La ragazza mi sta dando delle soddisfazioni!!
Ora aspetto che tu mi ponga un’altra sfida!!!
Attendo i commenti di tutte le mamme podiste e non!!!
Oggi ti voglio raccontare l’avventura di Carmen Zwick, una mia cliente di Merano che ha corso da poco la maratona di Parigi. Io e Carmen ci siamo conosciuti ad un corso sulle strategie da utilizzare per ottenere il massimo livello di vitalità chiamato, appunto Vitality, dove io mi sono occupato, come fomatore, della parte dedicata all’attività motoria e il mio compito era quello di trasferire ai partecipanti i princìpi di base dell’attività motoria finalizzata al benessere.
Durante il corso Carmen mi ha confidato che si stava allenando per correre una maratona e mi ha raccontato in cosa consisteva il suo “piano di battaglia”…
Subito mi sono accorto che il suo “piano” non era all’altezza della sua “volgia di fare” e soprattutto di “arrivare”…. !!!!
In sintesi, Carmen ha deciso di farsi seguire da me e dal mio Team per prepararsi adeguatamente alla maratona di Parigi che avrebbe avuto luogo da lì a 6 mesi.
Io ho accettato volentieri la sfida!! D’altronde, chi mi consosce, sa che io ADORO le sfide…., soprattutto quando le vinco… !!!!!!!
Carmen è una “piccola” donna di 50 kg che si è rilevata nel tempo decisamente “grande”. La sua è una di quelle che definisco “belle storie”, di persone che “sulla carta” potrebbero avere tanti motivi per “non fare” ma che decidono comunque di impegnarsi in una sfida provante!
Carmen è una libera professionista, ha marito e un figlio di poco più di 2 anni (spero di ricordare bene.. ) e le sue giornate sono ricche di impegni.
Carmen si è alzata presto alla mattina, ha corso spesso quando la colonnina di mercurio segnava parecchi gradi sotto lo “0″, si è organizzata con il cibo per seguire l’alimentazione assegnatale e ha dovuto combattere fisicamente e psicologicamente contro lo “spettro” di un infortunio poche settimane prima della partenza della sua gara, rilevatosi poi fortunatamente, solo un piccolo sovraccarico muscolare.
Carmen è stata “semplicemente” esemplare! Una cliente da prendere a monito per tutte le persone che mi chiedono: “Marco cosa devo fare per ottenere i miei obiettivi?” Alle quali risponderei: “E’ molto semplice…, fai come Carmen!!”
Ho pensato a lungo a cosa scrivere su questo post dedicato a Carmen, ma credo che le “parole” migliori per spiegare le sue emozioni siano quelle che Carmen stessa ha utilizzato per raccontare (tramite Facebook) al gruppo di amici conosciuto al corso Vitality la sua avventura parigina, oltre alla bellissima TESTIMONIANZA che mi ha lasciato.
Di seguito ti riporto il testo integrale del racconto della sua maratona che ha, tra gli altri, un grande pregio: fa venire una voglia matta di mettersi a correre!!!!!!!
Il racconto è “lungo” ma merita……..
Carmen fa capire il suo “spessore” umano già dal titolo del suo racconto……
“Che tu creda di farcela o di non farcela , avrai sempre ragione. Io dall’inizio ho creduto di farcela e avevo ragione“.
Come sapete, domenica 11 aprile 2010 è arrivato per me finalmente il grande giorno della mia prima maratona. Ero convinta che sarebbe stata per me una bella giornata ma mi ero sbagliata. È stata una giornata bellissima!!!!!!!!!!. La mattina mi sono svegliata e mi sono sentita come da piccola quando si trattava di partire per il mare.
I miei occhi si sono aperti prima ancora che la sveglia potesse suonare.
Erano complessivamente 11 mesi che mi ero preparata per questo giorno e non vedevo l’ora di mettermi addosso le mie amate scarpe da corsa. Visto che tutta la mia famiglia (genitori, mio marito Marco, mio figlio Mattia, mio fratello con la fidanzata e mia sorella ) è venuta con me a farmi da supporto, potete immaginare l’agitazione che si sentiva in casa. Infatti non vedevo l’ora di mettermi in Metropolitana a stare un po’ da sola con mio marito e i miei pensieri.
Giusto Mattia non mi ha messo dell’ulteriore agitazione addosso perché dormiva come un ghiro. Beh proprio sola non ero visto che la Metrò era già piena zeppa di persone che partecipavano come me alla maratona. Ma d’altronde le 40.000 persone iscritte dovevano pure esserci da qualche parte.
Sono arrivata al punto di partenza (Arc de Trionfe) alle 8.15. Mancava ancora un’ora dalla partenza ma volevo essere sicura di non arrivare tardi.:) Il tempo era bello, si vedevano già i primi raggi di sole ma era ancora molto freddo. Mi sembra che ci fossero 6 gradi. Per fortuna Marco Caggiati mi aveva consigliato bene a portarmi una maglia in più che avrei poi potuto togliere dopo la partenza, visto che l’attesa in fila sarebbe stata lunga. In più l’organizzazione ha regalato ad ogni partecipante una specie di sacco di plastica da mettersi addosso.
L’avevo anche già visto su internet e l’avevo trovato abbastanza ridicolo, ma vi posso assicurare che quella mattina me lo sono messo addosso molto volentieri. L’aria che si respirava era già molto positiva e la gente era molto allegra. Ovviamente bisogna anche dire che mi trovavo nell’ultimo gruppo e non in quello dei professionisti, e c’era gente di tutti i tipi, e quando dico di tutti tipi mi potete credere. C’era quello che spingeva una bicicletta ed era vestito da super Mario, quello che si era vestito da ballerina spagnola, due francesi che portavano un carretto con una botte di vino e addirittura quello che camminava sui trampoli (e sono arrivati tutti al traguardo).
C’erano però anche delle persone bellissime, un gruppo di volontariato che spingeva delle persone portatori di handicap per tutti 42 km e si davano il turno. L’ho trovato un gesto veramente bello. Mentre aspettavo dunque in fila per potere finalmente partire (dopo aver controllato 50 volte se il chip era fissato bene) mi sono resa conto che stavo già superando due prove durissime. Una era quella di stare in mezzo a tanta gente (cosa che non mi piace tanto, infatti di solito evito anche di andare sabato mattina al mercato a Merano perché ci sono troppe persone e poi mi ero allenata per 11 mesi da sola su percorsi dove incontravo a volte al massimo un paio di vecchietti con i loro cani ) e l’altra quella di portare pazienza e di aspettare .
Anche aspettare di solito mi innervosisce parecchio. Superato quindi le prime difficoltà finalmente la folla iniziava a muoversi, ovviamente si camminava a passo d’uomo. Ad un certo punto, (non avevo passato ancora la linea ufficiale di partenza) hanno messo su un po’ di musica e indovinate quale pezzo hanno messo ? I GOTTA FEELING. Non ci potevo credere. E a quel punto sapevo che i miei amici da casa, e soprattutto quelli del Vitality avevano iniziato il tifo per me.
La partenza della gara è sugli “Champs Elysees”. E’ stato bellissimo vedere un viale così bello senza macchine e al lato un sacco di gente che faceva il tifo. E il pubblico è stato veramente fantastico dal primo all’ultimo chilometro. Ti incoraggiavano, chiamavano il tuo nome (scritto sulla maglietta) e i bambini si mettevano in fila per farsi dare “il 5″. Ad ogni chilometro poi c’era un gruppo o una banda che suonava o degli uomini vestiti da donna che ballavano.
Con questa atmosfera sono partita veramente leggera e soprattutto carica e mi sembrava che le gambe corressero da sole. Mentre in allenamento le più grandi difficoltà le avevo proprio all’inizio, durante la gara non avevo questo problema. Ho potuto proprio godermi anche il panorama e fare un po’ di sightseeing, passando da Place de la Concorde, Musèe du Louvre, Hotel de Ville, Place de la Bastille. Questo modo di visitare una città ve lo consiglio vivamente. Perché quando mai avete l’occasione di poter correre in una città bella senza traffico e tutto lo spazio per Voi (e gli altri 39.999 concorrenti)?
I primi 20 km sono passati al volo e il mio “Fan club” al km 20 aveva già fatto il primo blocco. Mattia era un po’ stordito dal vedere tutta la gente ma quando mi sono girata per dargli un bacio mi ha fatto un sorriso che solo un figlio ti può fare. Caricata di emozioni ho continuato e ho passato la linea del km 21. Metà percorso era fatto e oramai era tutto in discesa (me lo sono detta per motivarmi un po’ ovviamente dentro di me sapevo che non era proprio così). Dopo il km 26 c’era l’unico pezzo che non mi era piaciuto per niente perché si doveva correre in un sottopassaggio.
Era illuminato poco, umido e mi sentivo un po’ “topo di fogna”….; a quel punto già diverse persone avevano iniziato a rallentare o a camminare. Poco prima del km 30, all’altezza della torre eiffel, doveva trovarsi il mio fan club per caricarmi un po’ , ma non c’era nessuno . Ero un po’ delusa ma ho continuato il mio percorso (ho scoperto dopo che ero più veloce del previsto e quindi sono arrivati dopo di me alla postazione .
I successivi 4 km li ho fatti ancora senza grosse difficoltà sia fisiche che mentali. In allenamento ero arrivata fino a 30 km e quindi il mio cervello era già registrato fino a tale chilometraggio, e quindi sapevo che fino a quel punto non ci sarebbero stati grandi difficoltà. Piano piano le gambe iniziavano a farsi sentire e soprattutto il ginocchio sinistro iniziava a “tirare”. Non ero in grado di valutare se era un crampo, un sovraccarico o l’inizio di uno strappo (??), ed è incredibile come in presenza di dolore, il cervello cambi automaticamente registro e si metta in stato di allerta.
All’improvviso sentivo il bisogno di farmi accompagnare da un po’ di musica e così ho acceso il mio i phone pieno di musica “carica”. Già alle prime note mi sono sentita molto meglio ma stavo comunque molto attenta a vedere come si evolveva il dolore (perché sapevo comunque che da li alla fine il dolore sarebbe solo aumentato). Verso il km 35 è iniziata per me la parte sicuramente più dura della gara.
Quella dove il dolore oramai è presente fisso e dove inizi a fare i calcoli di quanto tempo ancora ti occorre. Sapevo che a questo punto avrei dovuto motivarmi da sola e lavorare anche con l’immaginazione e ho cercato di pensare a un momento bello della mia vita. L’immagine che oramai da due anni da questa parte mi viene in mente quando sono in difficoltà è il momento della nascita di mio figlio, ovvero quando per la prima volta gli ho dato un bacio sulla fronte e gli ho dato il benvenuto su questo mondo.
Immediatamente anche il mio umore è cambiato nuovamente e ho continuato la mia gara. E in più avevo Marco Caggiati in “miniatura” dentro la mia testa che mi diceva: “fai un bel respiro e fai quello che sai fare : CORRIII!!!!!!”.
A quel punto (mi trovavo all’interno di uno dei parchi più belli che io abbia mai visito il “Bois de Boulogne”) mi ha chiamato Marco, mio marito, per caricarmi un po’ e per dirmi che mio fratello mi avrebbe aspettato al km 41 e il resto della truppa alla fine, al traguardo. Non potete immaginare come ero contenta di sapere che da lì a poco ci sarebbe stato qualcuno della mia famiglia ad incoraggiarmi, perché il tifo della gente non ha mai smesso, ma è tutt’altra cosa vedere una faccia conosciuta.
La mia velocità era diminuita visibilmente e così mi rendevo conto che durava ancora di più. Sinceramente erano oramai diversi chilometri che aspettavo che arrivasse il famoso momento in cui ti chiedi: “ma chi me l’ha fatto fare” e con molto stupore vi posso dire che questo momento per me non è mai arrivato e neanche il pensiero di non farcela. Dal primo km mi sentivo che ce l’avrei fatta e gli ultimi chilometri speravo solo passassero un po’ più in fretta.
Durante gli ultimi chilometri il mio sguardo era fisso sulle insegne dei chilometri e, passato il km 36, cercavo già quello successivo ed era quello l’obiettivo intermedio che avrei dovuto raggiungere. E così avanti fino alla fine. Al km 41 ho trovato poi mio fratello e la sua ragazza che mi hanno fatto un sacco di tifo e mio fratello ha corso con me quasi fino al km 42 incoraggiandomi e rassicurandomi che Mattia era già pronto al traguardo per abbracciarmi.
Quandosui cartelli che ti indicano il passare dei chilometri d trovi il numero 4… davanti sai che ce l’hai fatta e addirittura riesci ad aumentare leggermente la velocità. Al km 42, quando ormai vedevo già il traguardo, mi ha chiamato di nuovo mio marito per passarmi mio figlio che mi ha detto: mamma go go, hopp hopp (l’aveva provato tante volte a casa nei mesi scorsi ).
E’ stato sicuramente il momento più emozionante di tutta la gara!!! A quel punto nulla poteva fermarmi perché volevo solamente vedere mio marito e mio figlio. Arrivata al traguardo, dopo avere consegnato il chip e verificato il mio tempo (5 ORE e 9 MINUTI), ho potuto prendere in consegna la meritatissima maglietta di “finisher” (certo sarebbe stato più facile chiamare al “ruggito del coniglio” per farmi dare una maglietta, ma non mi avrebbe mai dato queste soddisfazioni).
Al traguardo ho potuto abbracciare tutta la mia famiglia e sinceramente ero veramente felicissima (e non mi sentivo neanche stanca e soprattutto ho notato che non avevo quasi sudato ) (per Marco Caggiati : lo so che cosa pensi, che avrei potuto dare di più !!). L’unica cosa che avevo freddo perché c’era un vento gelido e mi faceva male il ginocchio.
Comunque ero ancora in grado di camminare perfettamente con le mie gambe e di questo ero veramente contenta (Marco Caggiati me lo aveva promesso ma sinceramente non gli avevo creduto….). Tornando in metropolitana all’appartamento ho dovuto però approfittare del passaggio sulle spalle di mio marito perché non riuscivo a piegare il ginocchio (cavolo quante scale ci sono nella metrò di Parigi..?).
Arrivata a casa mi sono fatta un bel piatto di spaghetti e una bella dormita. La sera quando mi sono alzata il dolore era quasi sparito e riuscivo a camminare alla grande. Siamo andati a festeggiare tutti al ristorante e mi sono sentita leggera come non mi sentivo da tanto tempo. Tornata a casa il recupero è stato veramente velocissimo e già dopo due giorni non sentivo più assolutamente alcun tipo di dolore.
E qui il merito sicuramente va a Marco Caggiati che mi aveva preparato un programma perfetto. Dunque che dire in conclusione: per me questa esperienza è stata indimenticabile e ho creato dentro di me un’ancora grossissima.
Sia l’allenamento che la gara mi hanno insegnato che con tanto impegno, determinazione, costanza e soprattutto mettendo un piede dopo l’altro (in questo caso nel vero senso del termine.. ) puoi veramente raggiungere tutti gli obiettivi che ti prefiggi.
Io il mio obiettivo (volevo finirla in 5 ore) l’ho raggiunto e ho vinto la mia sfida e sono sicura che ogni volta che in futuro mi verranno dei dubbi se, lavorando per un obiettivo, ce la farò o meno, mi basterà chiudere gli occhi e pensare a questa giornata fantastica tras(corsa) a Parigi.
La vostra maratoneta
In conlusione che dire…? Lavorare con Carmen è stato un piacere, ha seguito fedelmente tutte le mie indicazioni cercando, al tempo stesso, di capire cosa stava facendo e per quale motivo. Quando i clienti mi chiedono “il perchè delle cose” capisco che sono attenti e determinati a raggiungere il loro obiettivo.. che puntualmente raggiungeranno……
Brava Carmen, che tu sia da esempio per tante mamme che vorrebbero……., ma trovano tanti “se e ma” (LEGGI SCUSE) che le immobilizzano!!!
P.s.: Carmen mi ha, giusto ieri, comunicato che vuole correre una gara di 15 km nei pressi del lago di Resia cercando “il tempo”. Cara Carmen….., è arrivata l’ora di corrrere veloce, di spingere bene con i piedi…, di far fumare le scarpette da corsa! Sarà ancora un piacere seguirti!
Che fatica capire la differenza e che confusione creano nel “neofita” tutte queste discipline che a una prima e superficiale analisi sembrano tutte uguali……..!!
Prima di tutto bisogna sottolineare che sono tutte attività motorie utili a mantenere sano e in efficienza l’apparato cardiorespiratorio (cuore, arterie, vene, polmoni ecc..).
Ora ti spiego a riconoscerle, le principali differenze che le contraddistinguono.
- WALKING: la traduzione dall’inglese significa “cammino”, è l’attività più semplice ed è adatta a qualsiasi età. Infatti consiste semplicemente nel camminare ad una velocità tale che ti permetta di evitare di correre (la velocità alla quale non si riesce più a camminare e viene l’istinto fisiologico di correre si assesta trai i 5 e i 7 km/h, a seconda della lunghezza delle gambe). Ideale per chi non ha mai fatto nessuna attività cardiopolmonare.
- MARCIA: viene spesso scambiata per la corsa, ma in realtà è completamente diversa! La regola principale per marciare è mantenere sempre il contatto con il terreno con almeno uno dei due piedi. La marcia dal punto di vista biomeccanico è un gesto innaturale e può essere definita come una forma estrema del camminare.
Questa particolare tecnica permette di camminare più velocemente ed è caratterizzata da un impegno maggiore delle anche e delle caviglie rispetto al semplice “cammino”.
E’ decisamente più impegnativa del cammino e non è adatta a chi soffre di problemi alle anche, oltre ad essere più complicata tecnicamente. Viene poco praticata al di fuori di un contesto agonistico.
- JOGGING: il termine deriva dall’inglese to jog, letteralmente «procedere a scatti» e concretamente si “traduce” in una corsa lenta. In teoria la velocità entro la quale bisogna stare per fare jogging è 10 km/h, velocità dopo la quale si “sfocia” nella corsa (running). E’ un’attività indicata per coloro che non hanno ancora la capacità cardiopolmonare (comunemente chiamato “il fiato”) per riuscire a correre.
- RUNNING:è sempre un termine che deriva dall’inglese e significa correre. La corsa è quell’andatura che consente di spostarsi ad una velocità maggiore rispetto a tutte le altre precedenti discipline ed è caratterizzata dalla perdita di contatto completa dal terreno di entrambi gli atri inferiori, realizzando una così detta “fase di volo”.
La sua caratteristica la rende spesso sconsigliata per chi soffre di problematiche alla colonna vertebrale (lombalgia, cervicalgia ecc..) e per chi è in sovrappeso, perché l’atterraggio ciclico dopo ogni fase di volo della corsa comprime le strutture articolari e discali della colonna ed “enfatizza” l’azione della forza di gravità su tutto l’apparato muscolo scheletrico.
E’ una attività naturale e fisiologica che va svolta senza eccedere. L’atterraggio dopo ogni fase di volo comporta dei “microtraumatismi” che senza un adeguato rapporto allenamento/risposo possono sfociare in patologie acute o croniche (tendiniti, stiramenti muscolari, microfratture da stress ecc.).
- NORDIC WALKING: attività molto in voga negli ultimi anni è un termine inglese che significa camminata nordica, essendo una disciplina che nasce in Finlandia negli anni ’80 come allenamento estivo degli atleti dello sci di fondo. La tecnica della camminata nordica è caratterizzata da un inserimento dei bastoni nella camminata normale e naturale.
L’utilizzo dei bastoni è simile a quello dello sci da fondo classico (passo alternato): il bastone destro viene appoggiato al terreno in corrispondenza dell’appoggio del tallone sinistro e viceversa. L’appoggio del bastone sul terreno permette una notevole riduzione del carico sulle articolazioni degli arti inferiori. Il nordic walking è l’unica disciplina tre quelle che ti ho presentato che necessita di un’attrezzatura (i bastoncini) ulteriore ad un abbigliamento e a un paio di scarpe comode.
L’impiego dei bastoncini permette di coinvolgere i muscoli degli arti superiori (spalle, pettorali, tricipiti, gran dorsale) che nelle altre discipline vengono utilizzati solo superficialmente.
CONCLUSIONI
Una volta fatta chiarezza, quale tra queste possiamo “incoronare” la disciplina migliore….? Nessuna è migliore rispetto all’altra, tutte sono più o meno adeguate a seconda del tuo obiettivo specifico.
Se il tuo obiettivo è mantenere in efficienza il tuo apparato cardiorespiratorio scegli quella che più ti piace, vanno bene tutte!!! Se invece il tuo obiettivo è migliorare la tua capacità cardiopolmonare (capacità prestazionale del tuo organismo) sono da evitare il walking e i jogging (svolti in pianura) perché troppo blandi.
Se soffri di patologie a carico delle articolazioni degli arti inferiori (caviglie, ginocchia, anche), ti sconsiglio il running perché è il più traumatico e la marcia perché non rispetta la normale fisiologia articolare.
In ogni caso prima di dedicarti con costanza a qualsiasi attività fatti consigliare da un professionista del movimento che dopo un’attenta anamnesi ti indicherà la disciplina a te più congeniale.
L’importanza di un allenamento con il cardiofrequenzimetro
Come allenamento ideale per ridurre la massa grassa (reale dimagrimento) è universalmente risaputo che occorre praticare anche un’attività a bassa intensità di endurance (corsa, cammino, nuoto, bicicletta, canottaggio ecc) al 70-75% della massima frequenza cardiaca teorica (220-età in anni, Formula di Cooper) per un lungo periodo (superiore a 45′ circa).
Al fine di monitorare semplicemente la frequenza cardiaca è utile utilizzare un cardiofrequenzimetro, che dia la possibilità di inserire delle cosidette “target zone”. Ovvero delle zone di lavoro all’interno delle quali bisogna rimanere per ottenere l’obiettivo desiderato (nel nostro caso il dimagrimento).
Esempificando maggiormente, se il soggetto che utilizza il cardiofrequenzimetro ha 30 anni, utilizzando la formula di Cooper sopra descritta (220-30=190X70%=133 e sostituendo 70% con 75% si otterra 142,5 che arrotondando diventerà 143 pulsazioni al minuto) la zona di lavoro sarà compresa tra i 133 e 143 battiti al minuto.
Una volta impostata la “target zone”, il Cardiofrequenzimetro indicherà, con segnalazioni acustiche e visive, il superamento in eccesso o in difetto di tale zona.
L’andatura, quindi, sarà condizionata dalle pulsazioni misurate in quel momento; significa che si deve rallentare l’andatura ogni volta che supera il valore prefissato e accelerare ogni volta che le pulsazioni scendono sotto il valore minimo.
L’ideale per calcolare le percentuali di lavoro senza l’utilizzo di un test (come il test Conconi o il vo2max) è utilizzare il Metodo di Karvonen, il quale tiene in considerazione in più la frequenza cardiaca a riposo.
La frequenza cardiaca a riposo è spesso un indice dello stato di forma fisica (almeno dell’aspetto cardio-respiratorio) ed è il primo parametro che cambia quando si inizia un’attività di endurance). Per questo motivo è molto utile monitorare spesso questo parametro con il triplice vantaggio di:
- calcolare sempre con precisione le percentuali di lavoro;
- porre l’attenzione sull’efficacia dell’allenamento svolto;
- accorgersi di eventuali stati di sovrallenamento (la frequenza cardiaca a riposo + alta del normale è uno dei sintomi che ci permette di capire che l’organismo non riesce a recuperare sufficientemente nell’arco della notte).