Anche quest’anno ho partecipato come formatore al corso Vitality Coaching. Il mio obiettivo è stato quello di trasmettere nozioni teoriche e pratiche su come fare una “corretta manutenzione” al proprio corpo per ricercare il famoso equilibrio psico-fisico.
Per chi non conoscesse il Vitality ed Ekis, consiglio di leggere il mio resoconto del 2009 per saperne di più!
In sintesi, il corso è incentrato sulle strategie da utilizzare per ottenere il massimo livello di vitalità e di benessere e fornisce tutti gli strumenti per raggiungere un reale equilibrio tra corpo e mente.
Anche quest’anno ho conosciuto persone fantastiche con una gran voglia di migliorare e una grandissima energia!
Ho portato molte persone oltre quello che pensavano fosse il loro limite, ho spiegato loro come curare quotidianamente il proprio corpo e quali sane abitudini fare entrare nella propria vita!
Ieri era l’ultimo giorno di corso e molti partecipanti mi hanno avvicinato confidandomi che quello che avevo insegnato loro nei giorni precedenti era di grande valore!
Per questo sono onorato e molto contento!
Molti si sono prefissati obiettivi in ambito fisico importanti e io sono sicuro che riusciranno a “portare a casa il risultato”!
Parlando con una corsista, che di mestiere si occupa di educazione scolastica, riflettevo che un corso di questo tipo dovrebbe essere parte integrante obbligatoria del percorso scolastico di un adolescente, per garantirgli tutti gli strumenti necessari per vivere realmente la vita espandendo al massimo le proprie potenzialità!
Cosa certo che non accade abitualmente nelle nostre scuole……..e ciò mi rattrista pensando al futuro dei nostri figli…..
L’esperienza vissuta come formatore al Vitality è stata estremamente motivante anche per me che non l’ho “ricevuto” e mi ha offerto notevoli spunti per evolvere le mie capacità di insegnante!
Grazie a tutti i partecipanti e a tutto lo staff Ekis per la bellissima esperienza!
P.s. per i corsisti: fate si che la “massa energetica” che avete accumulato in questi fantastici giorni venga alimentata costantemente dai ricordi e da azioni quotidiane.
Oggi voglio parlarti di quello che viene definito lo “stato di grazia”, ovvero quella condizione psico-fisica che ti permette di fare delle “cose” agevolmente, che solitamente ti richiedono tante energie e tanta fatica.
Per farti capire subito cosa intendo dire quando parlo di “stato di grazia”, ti racconto cosa mi è successo durante l’allenamento di venerdì scorso. Sono uscito per il mio allenamento in bicicletta in preparazione alla gara di triathlon del 5 settembre a Montecarlo.
Mi sono messo “in sella” alle 10:30 e l’allenamento prevedeva una 60ina di km. La colonnina di mercurio segnava già 34 gradi…, valore costante ormai da alcune settimane.
Solo il giorno pecedente mi lamentavo di quanto fossi “bollito” e di quanta fatica facessi ad allenarmi con quel caldo e quell’umidità…, di quanto mi mancassero forze ed “aria”…..
Invece Venerdì, fin dalle prime pedalate, mi sono accorto che mi sentivo diversamente, che “la gamba” era buona, non dolorante, ma reattiva….. Ho cominciato subito a pensare: “avrò il vento a favore”….. . In realtà tutto era come “al solito” ma stranamente le gambe giravano facilmente e procedevo a velocità fino a quel momento proibitive…. .
Un altro pensiero che mi ha “stuzzicato” è stato: “finalmente, incomincio ad avere un “volume critico” di km nelle gambe che mi permette di pedalare più agevolmente..”. Subito dopo ho pensato….: “si…,magari… “). La realtà è che ho vissuto una giornata in cui ero in “stato di grazia”, in cui tutto sembra facile!
Lo “stato di grazia” è una cosa che, in tanti anni di studio…., non ho ancora capito, non so da cosa dipenda…., so solo che, se fosse “replicabile” giornalmente a mio piacimento, avrei le energie per “saltare i fossi per il lungo…..” .
Non ti parlo di un “mero” stato di ottima forma fisica, ma anche di uno stato mentale nel quale i ragionamenti sono fluidi e ti vengono idee geniali……, ti senti “illuminato”.
La cosa che più mi fa arrabbiare è che, analizzando a ritroso tutto ciò che ho fatto…,non trovo mai niente di diverso… Mangio le stesse cose, dormo la stessa quantità di ore, con la stessa qualità, faccio gli stessi allenamenti ecc….
Se solo potessi “prenotare” le mie giornate di “grazia” ed usarle al momento giusto.., magari durante una gara !!! ………………………………..
E a te?… E’ mai capitato… di sentirti in stato di grazia?
Fammi sapere e lasciami un commento, sono proprio curioso di sapere cosa ne pensi…..
Come sai mi sono recentemente iscritto al Triathlon “Tristar 111 di Montecarlo” che si terrà il 5 settembre 2010.
Fino ad ora mi ero allenato per partecipare esclusivamente a Triathlon su distanza sprint (750 m a nuoto, 25 km in bici e 5 km di corsa) e con relativa facilità sono sempre riuscito a preparami sufficientemente allenandomi solo 3 volte alla settimana di media e dedicando 1 giornata ad ogni disciplina.
Data la particolarità della competizione di Monaco (1 km a nuoto, 100 km in bici e 10 km di corsa), ho dovuto cambiare completamente i miei programmi d’allenamento in quanto assolutamente insufficienti per finire dignitosamente la gara.
La mia condizione atletica nel ciclismo non è decisamente all’altezza dell’impegno agonistico che mi aspetta (attualmente ho poco più di 640 km nelle gambe…) e ogni volta che smonto dalla bicicletta dopo allenamenti di soli 60 km…, mi “dico” sempre: “cavoli adesso mi toccherebbe fare ulteriori 40 km in bici e poi altri 10 a piedi…….”.
Per fortuna mancano ancora 2 mesi all’evento e i mesi estivi (e le vacanze dei miei clienti….) mi permettono di avere più tempo per allenarmi! Quindi in questi due mesi mi allenerò tutti i giorni dedicando almeno 3/4 allenamenti al ciclismo, 2/3 alla corsa e 1 solo allenamento al nuoto (solo per evitare di affogare……… , d’altronde la distanza è talmente breve che è inutile dedicargli troppo tempo a discapito della bicicletta, disciplina dove si “giocherà la gara”).
I miei programmi prevedono un volume di lavoro di circa 200/250 km settimanali in bici, e circa 30 km a piedi.
A proposito di allenamento in bici, voglio raccontarti un simpatico ed utile aneddoto. Ieri sono partito presto (6:30) per evitare il “caldone” e non togliere tempo alla famiglia ancora “dormiente”. Il programma prevedeva l’ascesa al castello di Matilde di Canossa (RE) e ritorno per un totale di 60 Km che avrei dovuto percorrere in circa 2 ore e 10 minuti. Sarei dovuto andare e tornare…, giusto giusto per gustarmi l’abbraccio di mia figlia Giada di 2 anni e mezzo che, al suo risveglio, mi corre incontro dicendomi “ciao babboneeeee”!!
Tutto secondo programma fino all’inizio della discesa dove, mio malgrado, buco la ruota posteriore….. Scatta subito un “mannaggia-mannaggia” anche perchè, durante l’allenamento di venerdì, avevo bucato la ruota anteriore a causa di una buca piccola, ma profonda.. Sabato non ho avuto tempo di comprare una camera d’aria nuova quindi ho provveduto a “toppare” quella bucata venerdì…, convincendo me stesso che “bucare due volte di fila sarebbe stata una bella sfiga….. “.
Accosto, mi metto sotto una pianta, mi godo per un attimo il panorama stupendo e poi mi metto, con calma, a smontare ruota e copertone, fisso fiducioso la mia toppa e sostituisco la camera d’aria bucata con quella “toppata”. Rimonto tutto e gonfio la ruota…, tutto ok…… per 10 secondi, dopo i quali le mie orecchie odono un rumore che un ciclista non vorrebbe mai sentire……., un rumore sibilante (ppssssssssss) rompe il silenzio della valle…. Scatta un Dohhhh alla Homer Simpson!!!! . La mia toppa non ha resistito alla pressione dell’aria……..
A quel punto, dato che non avevo più camere d’aria a mia disposizione, le alternative erano 3:
chiamare mia moglie e farmi venire a prendere………
fare l’autostòp
fermare il primo ciclista e farmi prestare una camera d’aria nuova
La prima soluzione volevo evitarla in quanto mi immaginavo già gli improperi di mia moglie che doveva svegliare e caricare le nostre filgie di 2,5 anni e 2 mesi…., per venirmi a prendere…. .
Ho provato con l’autostòp…, o meglio con il trattorestòp, ma mi è andata male perchè il contadino non voleva assumersi la responsabilità di caricare qualcuno sul trattore….. Bah…, penso che “una volta” non sarebbe successo….. Nella mia visone della vita non esiste chiedere un passaggio, cascare dal trattore perchè evidentemente non sono stato in grado di aggrapparmi decentemente…, e poi denunciare il benefattore…… Viviamo in un brutto mondo…..
Opto per la 3^ soluzione e inizio a fermare chiunque si avvicini con una bici da corsa. Al primo tentativo succede ciò che solo nelle barzellette può accadere. Mi viene prestata una camera d’aria nuova, la monto e mi rendo conto immediatamente che anche quella era forata……. Scatta un secco “vaffa……” Non perdo il sorriso e nemmeno la volontà di tornare a casa, saluto i primi soccorritori e mi incammino (casa dista circa 30km….), sconsolato, verso la prima abitazione per telefonare a mia moglie (provo prima con il cellulare, ma in quel punto non c’era campo…).
Nel frattempo incontro un nutrito gruppo di ciclisti, mi butto in mezzo alla strada, e trovo un altro donatore… Questa volta tutto ok, monto, gonfio e dopo 1 ora e 30 di stop mi lancio verso casa….. Arrivo dopo 3 ore e 30 dalla partenza.
MORALE DELLA “FAVOLA”
Mai toppare una camera d’aria, conviene comprarne sempre una nuova appena possibile…
Non fermare mai un contadino sul trattore.., sono diffidenti e paurosi……….. :-)
Se fai un giro “lungo” in solitaria, portati sempre 2 camere d’aria di scorta
La fatica rende più “umane” le persone. Compagni ciclisti e di fatica mi hanno regalato supporto, camere d’aria e sorrisi!
P.s.: Purtroppo ho perso il risveglio di mia figlia.., che mi ha regalato ugualmente un bacetto…. rendendo la giornata stupenda!
E’ ufficiale, ho appena ultimato l’iscrizione al Triathlon 111 (1km a nuoto, 100km in bici e 10 km a piedi) che si disputerà il 5 settembre 2010 a Montecarlo! Dopo numerose partecipazioni a Triathlon su distanza sprint (750 m a nuoto, 20 km in bici e 5 km a piedi) è arrivato il tempo di fare “sul serio”!
La gara viene organizzata dalla “Tristars” fuori dall’egida della federazione internazionale, su una distanza che esula dai canoni del “classico” triathlon. La frazione più impegnativa, dove si potrà fare “la differenza”, sarà sicuramente quella ciclistica con, a seguire (cronologicamente e per la distanza…), quella podistica.
Il nuoto, per la brevità della frazione rispetto alle altre due, sarà quasi ininfluente. Gara quindi ideale per il “Triathleti-Ciclisti”, quali ero io “una volta”, quando 15 anni fa mi dedicavo soprattutto al ciclismo.
Ora invece sono diventato un Triathleta omogeneo e “completo”…, nel senso che sono uniformemente scarso in tutte le tre discipline…….. !!!!!! Non scherzo…. !!
Forse non ti ho mai rivelato che, a dispetto della mia professione, io faccio fatica a praticare attività motoria con il “solo” obiettivo di stare in buona forma fisica e per il famoso benessere.
Per allenarmi seriamente ho sempre avuto bisongo di pormi degli obiettivi agonistici che rappresentassero la mia “stella cometa” verso la quale indirizzare i miei sforzi. Non ha mai importato la difficoltà o meno della competizione in quanto, purtroppo…, per me non fa differenza che io partecipi al “campionato del mondo” o alla gara “dell’oratorio”…., mi “scappa” sempre di dare il 100%, in gara come negli allenamenti.
Quindi questo appuntamento è l’ideale per far sì che io torni ad allenarmi in bicicletta con costanza e determinazione!!!
Certo che questa gara mi metterà a dura prova…….., in quanto non ho mai corso un Triathlon così lungo (al max ho corso un olimpico 1,5/40/10 e poi sono passati 10 anni dall’ultima volta….) e ho 1/10 del tempo libero che avevo quando…. ero giovane…. .
Adesso dedico la gran parte del mio tempo al lavoro e alla mia famiglia, per fortuna sempre più numerosa. A tal proposito, non mi ricordo se ti ho detto che lo scorso 9 maggio è nata la mia seconda figlia di nome Asia! E’ SPETTACOLARE!!! Ha due guance enormi!!
Quindi, da qui al 5 di settembre, mi aspettano 2 mesi di “tour de force” in cui dovrò allenarmi tutti i giorni cercando di utilizzare i buchi tra un cliente e l’altro, un articolo sul blog, un pannolino e qualche abbraccio a mia moglie che se li merita tanto!!
La meta è ardua…, quindi la soddisfazione sarà tanta………
Ti terrò informato/a sull’andamento degli allenamenti!
Se vuoi partecipare anche tu alla gara, clicca sul link sottostante che ti porterà direttamente sulla pagina dell’organizzatore!!!
Continua la stagione dedicata al Triathlon e ieri io ed il resto del Team Fitnestudio abbiamo parteciapato alla gara di Triathlon Sprint di Nibbiano (Pc).
La gara era alla sua prima edizione e gli organizzatori sono decisamente da premiare per l’impegno profuso. La giornata era calda, anche se eravamo in collina ed il percorso ciclistico era estremamente selettivo.
Il nuoto prevedeva 750 m all’interno del lago “artificiale” a monte della diga del Molato in un circuito a “triangolo”. La muta era obbligatoria, più per motivi di sicurezza che per l’acqua non eccessivamente fredda.
La partenza era prevista in batterie, prima le donne, poi gli amatori e i “vecchietti” e per ultimi gli age group.
Al via del giudice parto con un buon ritmo e dopo qualche bracciata la mia muta è già bella zuppa d’acqua.. (forse è ora di cambiarla dato che ha 20 anni di vita…….. ), ma me ne frego e vado avanti….
Tengo per un pò il ritmo dei primi e poi mi assesto sulla mia cadenza concentrandomi sulla traiettoria migliore da tenere per evitare di fare metri in più nuotando a “zig zag”. Provo a spingere ed esco dall’acqua a metà gruppo e qualche decina di metri prima dell’uscita mi “doppia” uno dei primi atleti della 3^ batteria che sembra avere un motorino elettrico nella muta.. (va il doppio di me…, complimenti)
Esco dall’acqua convinto di essermi lasciato dietro Davide e mi lancio in zona cambio con l’acqua che mi esce dalle cuiture della muta………
Per questa gara ho deciso di montare le “gabbiette” al posto dei pedali a sgancio rapido, al fine di risparmiare secondi preziosi nel cambio bici-corsa. Mi infilo le scarpe da corsa e mi lancio nella frazione ciclistica di 20km, molto dura con salite lunghe e ripide.
Procedo a “testa bassa” sapendo che per battere Davide e per puntare al podio devo dare il 110%! Dopo qualche km mi accorgo con stupore (perchè solitamente io nuoto più veloce) che Davide mi è davanti ….
La gara si profila alquanto impegnativa, stiamo un pò insieme fino a quando la salita diventa molto dura con pendenze sicuramente superiori al 10% e Davide prende un centinaio di metri di vantaggio.
Pago sicuramente la mancanza di allenamento in bici (a tutt’oggi, gare comprese, ho meno di 300km nelle gambe….) e la differenza di peso…
Mi superano decine di atleti Age Group come se fossi fermo….., scanchero ma più di così non posso fare, continuo a spingere al massimo..
Si scollina e mi butto in discesa cercando di pennellare ogni curva per guadagnare secondi preziosi colmando il gap con Davide. Arriviamo alla zona cambio insieme, appoggio la bici, mi tolgo il casco e volo fuori per la frazione di corsa! Le gabbiette mi hanno fatto risparmiare i secondi sperati….
Subito dai primi metri, lo sforzo fatto in bicicletta si fa sentire e un accenno di crampo mi prende il vasto mediale della gamba destra (che mi fa tutt’ora male…) impedendomi di spingere quanto vorrei/potrei; mi giro subito per rendermi conto di quanto vantaggio ho su Davide e con mia sorpresa lo vedo lontano.
Mi dico: posso farcela!! Stringo i denti e cerco gradualmente di aumentare il passo, cercando di rilassare la muscolatura e riesco nel mio intento. Al giro di boa (la frazione podistica prevedeva 5 km su 2 giri) constato che ho preso ulteriore vantaggio su Davide!!
C’è molto caldo e la frazione podistica si snoda su un perscorso “sali e scendi” che spezza le gambe!
Finalmente arrivo al traguardo, stanco, dolorante e felice! Non potevo fare di meglio!
Sono arrivato 3° di categoria e soprattutto sono riuscito a battere il mio amico/avversario Davide che solitamente mi “bastona”…., quindi ottimo risultato!!!
Da segnalare l’ottima prestazione di Stefano alla sua seconda gara (mi ha rifilato 20 secondi di distacco….) e la prestazione natatoria di Ettore che ha rischiato di “autosoffocarsi” con una muta troppo stretta…… !
Adesso mi aspetta un periodo di assenza forzata dai campi di gara in quanto il calendario è povero di eventi. Prossima gara il 1° di agosto a Marina di Carrara, poi il 5 di settembre ci aspetta un triathlon 111 (1 km nuoto, 100km in bici e 10km a piedi) in quel di Montecarlo. Gara non facile che mi da sicuramente molti stimoli ulteriori per allenarmi!
Ciao a presto e buon Triathlon a tutti!!
CLASSIFICA CATEGORIA AMATORI
Cl. Atleta Punti Pett Societ� Totale Cl. Nuoto Cl.Ciclismo Km/h. Cl. Corsa Cl. Ct
FITri Km 0,750 Km 20,000 Km 5,000
----------------------------------------------------------------------------
1 ZECCHI NICOLA N.C. 186 PRO PIACENZA TEAM 1.19.56 1 0.15.10 2 0.41.17 29,06 5 0.23.29 1 S4
2 POZZI LORENZO N.C. 176 PRO PIACENZA TEAM 1.22.00 5 0.17.58 1 0.41.13 29,11 2 0.22.49 1 S3
3 CAGGIATI MARCO N.C. 178 CE.MS. CENTRO MULT. 1.25.51 4 0.17.55 4 0.44.43 26,83 3 0.23.13 2 S4
4 PIZZAMIGLIO ANDREA N.C. 173 CUNEO TRIATHLON 1.28.48 9 0.19.25 6 0.45.57 26,11 4 0.23.26 1 S2
5 BONI DAVIDE N.C. 172 CE.MS. CENTRO MULT. 1.29.11 2 0.17.24 5 0.45.19 26,48 11 0.26.28 2 S2
6 BALESTRA ALBERTO N.C. 190 PRO PIACENZA TEAM 1.30.23 12 0.21.57 3 0.43.36 27,52 7 0.24.50 3 S4
7 CAVALLINI PAOLO N.C. 182 ANDORA TRIATHLON 1.33.17 7 0.18.39 8 0.46.52 25,60 14 0.27.46 4 S4
8 CASTAGNA ALBERTO N.C. 181 TRIATHLON DUATHLON C 1.33.45 16 0.25.04 7 0.46.38 25,73 1 0.22.03 5 S4
9 CASAGRANDE ALBERTO N.C. 180 ANDORA TRIATHLON 1.34.33 11 0.21.36 9 0.47.20 25,35 9 0.25.37 6 S4
10 ISOLABELLA DELLA CRO N.C. 171 PRO PIACENZA TEAM 1.34.57 3 0.17.37 12 0.52.54 22,68 6 0.24.26 1
11 CONDOSTA FABRIZIO N.C. 183 ANDORA TRIATHLON 1.36.38 10 0.20.05 10 0.50.16 23,87 10 0.26.17 7 S4
12 PIZZAMIGLIO MATTEO N.C. 184 ANDORA TRIATHLON 1.36.56 8 0.18.44 13 0.53.06 22,59 8 0.25.06 8 S4
13 SANDALO ANGELO N.C. 189 PRO PIACENZA TEAM 1.41.06 14 0.23.28 11 0.50.54 23,57 13 0.26.44 1 M2
14 CARELLI IVAN N.C. 179 ANDORA TRIATHLON 1.43.22 6 0.18.26 17 0.56.28 21,25 15 0.28.28 9 S4
15 ARTICIOCCO LODOVICO N.C. 175 PRO PIACENZA TEAM 1.46.51 15 0.23.55 14 0.53.53 22,27 16 0.29.03 2 S3
16 BUSIN SAMUEL N.C. 177 PRO PIACENZA TEAM 1.51.42 18 0.29.54 15 0.55.12 21,73 12 0.26.36 10 S4
17 ILLICA MAGNANI PAOLO N.C. 188 PRO PIACENZA TEAM 1.52.10 17 0.27.03 16 0.55.55 21,46 17 0.29.12 2 M2
18 PRENDIN FABIANO N.C. 185 ANDORA TRIATHLON 1.55.00 13 0.22.14 18 1.01.26 19,53 18 0.31.20 11 S4
R CALAROTA CLAUDIO N.C. 187 ASD TRIIRON M2
Domenica scorsa è iniziata, almeno per me, la stagione dedicata alle gare di Triathlon con la partecipazione al Triathlon Sprint, organizzato dal “Piacenza Triathlon Team”. La mia preparazione era buona per quanto riguarda la corsa, sufficiente per il nuoto e completamente inadeguata per la frazione ciclistica.
Il cattivo tempo meterologico di una primavera molto piovosa e fredda mi ha permesso di fare solamente 150 km d’allenamento prima della gara……, decisamente pochi per poter essere competitivo…..
Inoltre, da qualche giorno, soffrivo delle classiche sintomatologie da raffreddamento (raffreddore e mal di gola) e avevo sensazioni non troppo rassicuranti, alle quali la mia voglia di “competizione” non ha voluto dare ascolto. A mio malgrado infatti alla fine della gara ho scoperto di aver gareggiato con la febbre a 38°…….
Non è stata una buona idea… , ad oggi non sono ancora guarito completamente…….
In ogni caso, lo scarso allenamento non mi ha mai fatto desistere dal partecipare ad una gara……, quindi, insieme ai miei amici Davide, Ettore e Stefano, siamo partiti per la nostra gara di “debutto”.
La giornata era soleggiata e calda (finalmente) anche se la temperatura dell’acqua era “freschina” (circa 20°) e l’elenco dei participanti numeroso (circa 400 atleti).
La partenza, come accade sempre nelle gare “in piscina”, è avvenuta divisa in batterie (in totale 6) e io ho avuto la sfortuna di partire nell’ultima……, perdendo la possibilità di correre “gomito a gomito” con i miei amici…, peccato..!
Al via del giudice di gara partiamo e percorro le prime due vasche (100m) ad una velocità da primato olimpico in modo da riuscirmi a scaldare; nessuno mi è davanti…, poi penso bene di rallentare……, forse troppo.
Dopo aver rallentato, un altro concorrente, che mi è in scia, continua a toccarmi i piedi come a segnalarmi: “hei tu, spostati perchè sono più veloce”. Pensando di poter sfruttare poi la sua scia, lo lascio passare alla prma virata e mi metto comodamente dietro.
Mi rendo conto che non sto facendo particolare fatica e verso la fine mi accorgo che la piscina si sta svuotando….; allora provo a nuotare qualche metro a rana…. senza perdere acqua nei confronti del mio avversario (cosa non buona…, significa che sta andando molto piano….), allora accelero e lo supero riguadagnado alla fine mezza vasca (25m).
Purtoppo è un problema che spesso mi accade, in positivo ed in negativo…. In acqua, non avendo un costante rilievo cronometrico, non mi rendo conto se sto andando forte o meno e l’unico punto di riferimento sono i miei compagni di batteria.
Accade quindi che, se sono in vasca con persone che vanno forte come o più di me.., riesco a fare buoni tempi perchè mi spronano ad andare veloce…, viceversa mi “siedo” e vado al “passo del pidocchio”….
Vedrò di migliorare quest’aspetto…..
Fatto sta che esco dall’acqua in 15 min e 15 secondi decisamente “rimbambito” (la febbre iniziava a farsi sentire…) e corro verso la zona cambio (lunghissima….).
Inforco la bicicletta e mi lancio nella frazione ciclistica. Il percorso prevede 2 giri di un circuito che si svolge in un ramo della tangenziale di Piacenza, chiuso al traffico e davanti, a circa 300 m, vedo un gruppetto di 2 concorrenti all’inseguimento di un gruppo più consistente.
Guardo dietro e, come mi accade spesso, c’è il vuoto……, quindi nessuna possibilità di trovare aiuto. Mi butto a capofitto nell’inseguimento del primo gruppetto che raggiungo dopo pochi minuti, con il loro aiuto raggiungiamo il gruppo più consistente qualche centinaio di metri prima che finisca il primo giro (dopo 10 km) e, mio malgrado, al bivio che direziona verso il 2° giro o verso la zona cambio (per chi aveva già percorso 2 giri) tutti, a parte uno, deviano lasciandomi nuovamente solo….
Scatta un perentorio “mortacci vostri”….!!!!!!
Non rimane che “menare” da solo nei successivi ed ultimi 10 km!!!!!
Entro in zona cambio e mi lancio nell’ultima frazione podistica composta da 2 giri da 2,5 km nelle strade limitrofe.
Mi sento la testa pesante e gonfia come un palloncino, il caldo è veramente importante e la gola mi brucia tantissimo. Respirare a bocca aperta ansimando non aiuta di certo……
Mi fa male come sempre il fegato… e i primi km passano a far si che il dolore passi. Una volta attenuato, prendo un buon ritmo (almeno per me) di 4′ e 15″ al Km, riuscendo a passare qualche concorrente proprio all’ultimo km.
Arrivo stanchissimo, spossato con la gola in fiamme, impiego un buon quarto d’ora per riprendermi, con la certezza di non aver fatto una buona gara.
Infatti sono arrivato 16° di categoria e appena a metà gruppo nella classifica assoluta….., oltre a stare dietro al mio acerrimo avversario Davide..
Al mio ritorno a casa il termometro segnava 38,2°….., sicuramente sarebbe stato meglio non gareggiare…
D’altronde, ogni tanto, bisogna anche sbagliare nella vita…
Domenica prossima (6 giugno 2010) ci sarà la rivincita a Nibbiano. La gara sembra interessante, nuoteremo in un lago artificiale creato da una diga…….
Oggi ti voglio raccontare l’avventura di Carmen Zwick, una mia cliente di Merano che ha corso da poco la maratona di Parigi. Io e Carmen ci siamo conosciuti ad un corso sulle strategie da utilizzare per ottenere il massimo livello di vitalità chiamato, appunto Vitality, dove io mi sono occupato, come fomatore, della parte dedicata all’attività motoria e il mio compito era quello di trasferire ai partecipanti i princìpi di base dell’attività motoria finalizzata al benessere.
Durante il corso Carmen mi ha confidato che si stava allenando per correre una maratona e mi ha raccontato in cosa consisteva il suo “piano di battaglia”…
Subito mi sono accorto che il suo “piano” non era all’altezza della sua “volgia di fare” e soprattutto di “arrivare”…. !!!!
In sintesi, Carmen ha deciso di farsi seguire da me e dal mio Team per prepararsi adeguatamente alla maratona di Parigi che avrebbe avuto luogo da lì a 6 mesi.
Io ho accettato volentieri la sfida!! D’altronde, chi mi consosce, sa che io ADORO le sfide…., soprattutto quando le vinco… !!!!!!!
Carmen è una “piccola” donna di 50 kg che si è rilevata nel tempo decisamente “grande”. La sua è una di quelle che definisco “belle storie”, di persone che “sulla carta” potrebbero avere tanti motivi per “non fare” ma che decidono comunque di impegnarsi in una sfida provante!
Carmen è una libera professionista, ha marito e un figlio di poco più di 2 anni (spero di ricordare bene.. ) e le sue giornate sono ricche di impegni.
Carmen si è alzata presto alla mattina, ha corso spesso quando la colonnina di mercurio segnava parecchi gradi sotto lo “0″, si è organizzata con il cibo per seguire l’alimentazione assegnatale e ha dovuto combattere fisicamente e psicologicamente contro lo “spettro” di un infortunio poche settimane prima della partenza della sua gara, rilevatosi poi fortunatamente, solo un piccolo sovraccarico muscolare.
Carmen è stata “semplicemente” esemplare! Una cliente da prendere a monito per tutte le persone che mi chiedono: “Marco cosa devo fare per ottenere i miei obiettivi?” Alle quali risponderei: “E’ molto semplice…, fai come Carmen!!”
Ho pensato a lungo a cosa scrivere su questo post dedicato a Carmen, ma credo che le “parole” migliori per spiegare le sue emozioni siano quelle che Carmen stessa ha utilizzato per raccontare (tramite Facebook) al gruppo di amici conosciuto al corso Vitality la sua avventura parigina, oltre alla bellissima TESTIMONIANZA che mi ha lasciato.
Di seguito ti riporto il testo integrale del racconto della sua maratona che ha, tra gli altri, un grande pregio: fa venire una voglia matta di mettersi a correre!!!!!!!
Il racconto è “lungo” ma merita……..
Carmen fa capire il suo “spessore” umano già dal titolo del suo racconto……
“Che tu creda di farcela o di non farcela , avrai sempre ragione. Io dall’inizio ho creduto di farcela e avevo ragione“.
Come sapete, domenica 11 aprile 2010 è arrivato per me finalmente il grande giorno della mia prima maratona. Ero convinta che sarebbe stata per me una bella giornata ma mi ero sbagliata. È stata una giornata bellissima!!!!!!!!!!. La mattina mi sono svegliata e mi sono sentita come da piccola quando si trattava di partire per il mare.
I miei occhi si sono aperti prima ancora che la sveglia potesse suonare.
Erano complessivamente 11 mesi che mi ero preparata per questo giorno e non vedevo l’ora di mettermi addosso le mie amate scarpe da corsa. Visto che tutta la mia famiglia (genitori, mio marito Marco, mio figlio Mattia, mio fratello con la fidanzata e mia sorella ) è venuta con me a farmi da supporto, potete immaginare l’agitazione che si sentiva in casa. Infatti non vedevo l’ora di mettermi in Metropolitana a stare un po’ da sola con mio marito e i miei pensieri.
Giusto Mattia non mi ha messo dell’ulteriore agitazione addosso perché dormiva come un ghiro. Beh proprio sola non ero visto che la Metrò era già piena zeppa di persone che partecipavano come me alla maratona. Ma d’altronde le 40.000 persone iscritte dovevano pure esserci da qualche parte.
Sono arrivata al punto di partenza (Arc de Trionfe) alle 8.15. Mancava ancora un’ora dalla partenza ma volevo essere sicura di non arrivare tardi.:) Il tempo era bello, si vedevano già i primi raggi di sole ma era ancora molto freddo. Mi sembra che ci fossero 6 gradi. Per fortuna Marco Caggiati mi aveva consigliato bene a portarmi una maglia in più che avrei poi potuto togliere dopo la partenza, visto che l’attesa in fila sarebbe stata lunga. In più l’organizzazione ha regalato ad ogni partecipante una specie di sacco di plastica da mettersi addosso.
L’avevo anche già visto su internet e l’avevo trovato abbastanza ridicolo, ma vi posso assicurare che quella mattina me lo sono messo addosso molto volentieri. L’aria che si respirava era già molto positiva e la gente era molto allegra. Ovviamente bisogna anche dire che mi trovavo nell’ultimo gruppo e non in quello dei professionisti, e c’era gente di tutti i tipi, e quando dico di tutti tipi mi potete credere. C’era quello che spingeva una bicicletta ed era vestito da super Mario, quello che si era vestito da ballerina spagnola, due francesi che portavano un carretto con una botte di vino e addirittura quello che camminava sui trampoli (e sono arrivati tutti al traguardo).
C’erano però anche delle persone bellissime, un gruppo di volontariato che spingeva delle persone portatori di handicap per tutti 42 km e si davano il turno. L’ho trovato un gesto veramente bello. Mentre aspettavo dunque in fila per potere finalmente partire (dopo aver controllato 50 volte se il chip era fissato bene) mi sono resa conto che stavo già superando due prove durissime. Una era quella di stare in mezzo a tanta gente (cosa che non mi piace tanto, infatti di solito evito anche di andare sabato mattina al mercato a Merano perché ci sono troppe persone e poi mi ero allenata per 11 mesi da sola su percorsi dove incontravo a volte al massimo un paio di vecchietti con i loro cani ) e l’altra quella di portare pazienza e di aspettare .
Anche aspettare di solito mi innervosisce parecchio. Superato quindi le prime difficoltà finalmente la folla iniziava a muoversi, ovviamente si camminava a passo d’uomo. Ad un certo punto, (non avevo passato ancora la linea ufficiale di partenza) hanno messo su un po’ di musica e indovinate quale pezzo hanno messo ? I GOTTA FEELING. Non ci potevo credere. E a quel punto sapevo che i miei amici da casa, e soprattutto quelli del Vitality avevano iniziato il tifo per me.
La partenza della gara è sugli “Champs Elysees”. E’ stato bellissimo vedere un viale così bello senza macchine e al lato un sacco di gente che faceva il tifo. E il pubblico è stato veramente fantastico dal primo all’ultimo chilometro. Ti incoraggiavano, chiamavano il tuo nome (scritto sulla maglietta) e i bambini si mettevano in fila per farsi dare “il 5″. Ad ogni chilometro poi c’era un gruppo o una banda che suonava o degli uomini vestiti da donna che ballavano.
Con questa atmosfera sono partita veramente leggera e soprattutto carica e mi sembrava che le gambe corressero da sole. Mentre in allenamento le più grandi difficoltà le avevo proprio all’inizio, durante la gara non avevo questo problema. Ho potuto proprio godermi anche il panorama e fare un po’ di sightseeing, passando da Place de la Concorde, Musèe du Louvre, Hotel de Ville, Place de la Bastille. Questo modo di visitare una città ve lo consiglio vivamente. Perché quando mai avete l’occasione di poter correre in una città bella senza traffico e tutto lo spazio per Voi (e gli altri 39.999 concorrenti)?
I primi 20 km sono passati al volo e il mio “Fan club” al km 20 aveva già fatto il primo blocco. Mattia era un po’ stordito dal vedere tutta la gente ma quando mi sono girata per dargli un bacio mi ha fatto un sorriso che solo un figlio ti può fare. Caricata di emozioni ho continuato e ho passato la linea del km 21. Metà percorso era fatto e oramai era tutto in discesa (me lo sono detta per motivarmi un po’ ovviamente dentro di me sapevo che non era proprio così). Dopo il km 26 c’era l’unico pezzo che non mi era piaciuto per niente perché si doveva correre in un sottopassaggio.
Era illuminato poco, umido e mi sentivo un po’ “topo di fogna”….; a quel punto già diverse persone avevano iniziato a rallentare o a camminare. Poco prima del km 30, all’altezza della torre eiffel, doveva trovarsi il mio fan club per caricarmi un po’ , ma non c’era nessuno . Ero un po’ delusa ma ho continuato il mio percorso (ho scoperto dopo che ero più veloce del previsto e quindi sono arrivati dopo di me alla postazione .
I successivi 4 km li ho fatti ancora senza grosse difficoltà sia fisiche che mentali. In allenamento ero arrivata fino a 30 km e quindi il mio cervello era già registrato fino a tale chilometraggio, e quindi sapevo che fino a quel punto non ci sarebbero stati grandi difficoltà. Piano piano le gambe iniziavano a farsi sentire e soprattutto il ginocchio sinistro iniziava a “tirare”. Non ero in grado di valutare se era un crampo, un sovraccarico o l’inizio di uno strappo (??), ed è incredibile come in presenza di dolore, il cervello cambi automaticamente registro e si metta in stato di allerta.
All’improvviso sentivo il bisogno di farmi accompagnare da un po’ di musica e così ho acceso il mio i phone pieno di musica “carica”. Già alle prime note mi sono sentita molto meglio ma stavo comunque molto attenta a vedere come si evolveva il dolore (perché sapevo comunque che da li alla fine il dolore sarebbe solo aumentato). Verso il km 35 è iniziata per me la parte sicuramente più dura della gara.
Quella dove il dolore oramai è presente fisso e dove inizi a fare i calcoli di quanto tempo ancora ti occorre. Sapevo che a questo punto avrei dovuto motivarmi da sola e lavorare anche con l’immaginazione e ho cercato di pensare a un momento bello della mia vita. L’immagine che oramai da due anni da questa parte mi viene in mente quando sono in difficoltà è il momento della nascita di mio figlio, ovvero quando per la prima volta gli ho dato un bacio sulla fronte e gli ho dato il benvenuto su questo mondo.
Immediatamente anche il mio umore è cambiato nuovamente e ho continuato la mia gara. E in più avevo Marco Caggiati in “miniatura” dentro la mia testa che mi diceva: “fai un bel respiro e fai quello che sai fare : CORRIII!!!!!!”.
A quel punto (mi trovavo all’interno di uno dei parchi più belli che io abbia mai visito il “Bois de Boulogne”) mi ha chiamato Marco, mio marito, per caricarmi un po’ e per dirmi che mio fratello mi avrebbe aspettato al km 41 e il resto della truppa alla fine, al traguardo. Non potete immaginare come ero contenta di sapere che da lì a poco ci sarebbe stato qualcuno della mia famiglia ad incoraggiarmi, perché il tifo della gente non ha mai smesso, ma è tutt’altra cosa vedere una faccia conosciuta.
La mia velocità era diminuita visibilmente e così mi rendevo conto che durava ancora di più. Sinceramente erano oramai diversi chilometri che aspettavo che arrivasse il famoso momento in cui ti chiedi: “ma chi me l’ha fatto fare” e con molto stupore vi posso dire che questo momento per me non è mai arrivato e neanche il pensiero di non farcela. Dal primo km mi sentivo che ce l’avrei fatta e gli ultimi chilometri speravo solo passassero un po’ più in fretta.
Durante gli ultimi chilometri il mio sguardo era fisso sulle insegne dei chilometri e, passato il km 36, cercavo già quello successivo ed era quello l’obiettivo intermedio che avrei dovuto raggiungere. E così avanti fino alla fine. Al km 41 ho trovato poi mio fratello e la sua ragazza che mi hanno fatto un sacco di tifo e mio fratello ha corso con me quasi fino al km 42 incoraggiandomi e rassicurandomi che Mattia era già pronto al traguardo per abbracciarmi.
Quandosui cartelli che ti indicano il passare dei chilometri d trovi il numero 4… davanti sai che ce l’hai fatta e addirittura riesci ad aumentare leggermente la velocità. Al km 42, quando ormai vedevo già il traguardo, mi ha chiamato di nuovo mio marito per passarmi mio figlio che mi ha detto: mamma go go, hopp hopp (l’aveva provato tante volte a casa nei mesi scorsi ).
E’ stato sicuramente il momento più emozionante di tutta la gara!!! A quel punto nulla poteva fermarmi perché volevo solamente vedere mio marito e mio figlio. Arrivata al traguardo, dopo avere consegnato il chip e verificato il mio tempo (5 ORE e 9 MINUTI), ho potuto prendere in consegna la meritatissima maglietta di “finisher” (certo sarebbe stato più facile chiamare al “ruggito del coniglio” per farmi dare una maglietta, ma non mi avrebbe mai dato queste soddisfazioni).
Al traguardo ho potuto abbracciare tutta la mia famiglia e sinceramente ero veramente felicissima (e non mi sentivo neanche stanca e soprattutto ho notato che non avevo quasi sudato ) (per Marco Caggiati : lo so che cosa pensi, che avrei potuto dare di più !!). L’unica cosa che avevo freddo perché c’era un vento gelido e mi faceva male il ginocchio.
Comunque ero ancora in grado di camminare perfettamente con le mie gambe e di questo ero veramente contenta (Marco Caggiati me lo aveva promesso ma sinceramente non gli avevo creduto….). Tornando in metropolitana all’appartamento ho dovuto però approfittare del passaggio sulle spalle di mio marito perché non riuscivo a piegare il ginocchio (cavolo quante scale ci sono nella metrò di Parigi..?).
Arrivata a casa mi sono fatta un bel piatto di spaghetti e una bella dormita. La sera quando mi sono alzata il dolore era quasi sparito e riuscivo a camminare alla grande. Siamo andati a festeggiare tutti al ristorante e mi sono sentita leggera come non mi sentivo da tanto tempo. Tornata a casa il recupero è stato veramente velocissimo e già dopo due giorni non sentivo più assolutamente alcun tipo di dolore.
E qui il merito sicuramente va a Marco Caggiati che mi aveva preparato un programma perfetto. Dunque che dire in conclusione: per me questa esperienza è stata indimenticabile e ho creato dentro di me un’ancora grossissima.
Sia l’allenamento che la gara mi hanno insegnato che con tanto impegno, determinazione, costanza e soprattutto mettendo un piede dopo l’altro (in questo caso nel vero senso del termine.. ) puoi veramente raggiungere tutti gli obiettivi che ti prefiggi.
Io il mio obiettivo (volevo finirla in 5 ore) l’ho raggiunto e ho vinto la mia sfida e sono sicura che ogni volta che in futuro mi verranno dei dubbi se, lavorando per un obiettivo, ce la farò o meno, mi basterà chiudere gli occhi e pensare a questa giornata fantastica tras(corsa) a Parigi.
La vostra maratoneta
In conlusione che dire…? Lavorare con Carmen è stato un piacere, ha seguito fedelmente tutte le mie indicazioni cercando, al tempo stesso, di capire cosa stava facendo e per quale motivo. Quando i clienti mi chiedono “il perchè delle cose” capisco che sono attenti e determinati a raggiungere il loro obiettivo.. che puntualmente raggiungeranno……
Brava Carmen, che tu sia da esempio per tante mamme che vorrebbero……., ma trovano tanti “se e ma” (LEGGI SCUSE) che le immobilizzano!!!
P.s.: Carmen mi ha, giusto ieri, comunicato che vuole correre una gara di 15 km nei pressi del lago di Resia cercando “il tempo”. Cara Carmen….., è arrivata l’ora di corrrere veloce, di spingere bene con i piedi…, di far fumare le scarpette da corsa! Sarà ancora un piacere seguirti!