Continua la stagione dedicata al Triathlon e ieri io ed il resto del Team Fitnestudio abbiamo parteciapato alla gara di Triathlon Sprint di Nibbiano (Pc).
La gara era alla sua prima edizione e gli organizzatori sono decisamente da premiare per l’impegno profuso. La giornata era calda, anche se eravamo in collina ed il percorso ciclistico era estremamente selettivo.
Il nuoto prevedeva 750 m all’interno del lago “artificiale” a monte della diga del Molato in un circuito a “triangolo”. La muta era obbligatoria, più per motivi di sicurezza che per l’acqua non eccessivamente fredda.
La partenza era prevista in batterie, prima le donne, poi gli amatori e i “vecchietti” e per ultimi gli age group.
Al via del giudice parto con un buon ritmo e dopo qualche bracciata la mia muta è già bella zuppa d’acqua.. (forse è ora di cambiarla dato che ha 20 anni di vita…….. ), ma me ne frego e vado avanti….
Tengo per un pò il ritmo dei primi e poi mi assesto sulla mia cadenza concentrandomi sulla traiettoria migliore da tenere per evitare di fare metri in più nuotando a “zig zag”. Provo a spingere ed esco dall’acqua a metà gruppo e qualche decina di metri prima dell’uscita mi “doppia” uno dei primi atleti della 3^ batteria che sembra avere un motorino elettrico nella muta.. (va il doppio di me…, complimenti)
Esco dall’acqua convinto di essermi lasciato dietro Davide e mi lancio in zona cambio con l’acqua che mi esce dalle cuiture della muta………
Per questa gara ho deciso di montare le “gabbiette” al posto dei pedali a sgancio rapido, al fine di risparmiare secondi preziosi nel cambio bici-corsa. Mi infilo le scarpe da corsa e mi lancio nella frazione ciclistica di 20km, molto dura con salite lunghe e ripide.
Procedo a “testa bassa” sapendo che per battere Davide e per puntare al podio devo dare il 110%! Dopo qualche km mi accorgo con stupore (perchè solitamente io nuoto più veloce) che Davide mi è davanti ….
La gara si profila alquanto impegnativa, stiamo un pò insieme fino a quando la salita diventa molto dura con pendenze sicuramente superiori al 10% e Davide prende un centinaio di metri di vantaggio.
Pago sicuramente la mancanza di allenamento in bici (a tutt’oggi, gare comprese, ho meno di 300km nelle gambe….) e la differenza di peso…
Mi superano decine di atleti Age Group come se fossi fermo….., scanchero ma più di così non posso fare, continuo a spingere al massimo..
Si scollina e mi butto in discesa cercando di pennellare ogni curva per guadagnare secondi preziosi colmando il gap con Davide. Arriviamo alla zona cambio insieme, appoggio la bici, mi tolgo il casco e volo fuori per la frazione di corsa! Le gabbiette mi hanno fatto risparmiare i secondi sperati….
Subito dai primi metri, lo sforzo fatto in bicicletta si fa sentire e un accenno di crampo mi prende il vasto mediale della gamba destra (che mi fa tutt’ora male…) impedendomi di spingere quanto vorrei/potrei; mi giro subito per rendermi conto di quanto vantaggio ho su Davide e con mia sorpresa lo vedo lontano.
Mi dico: posso farcela!! Stringo i denti e cerco gradualmente di aumentare il passo, cercando di rilassare la muscolatura e riesco nel mio intento. Al giro di boa (la frazione podistica prevedeva 5 km su 2 giri) constato che ho preso ulteriore vantaggio su Davide!!
C’è molto caldo e la frazione podistica si snoda su un perscorso “sali e scendi” che spezza le gambe!
Finalmente arrivo al traguardo, stanco, dolorante e felice! Non potevo fare di meglio!
Sono arrivato 3° di categoria e soprattutto sono riuscito a battere il mio amico/avversario Davide che solitamente mi “bastona”…., quindi ottimo risultato!!!
Da segnalare l’ottima prestazione di Stefano alla sua seconda gara (mi ha rifilato 20 secondi di distacco….) e la prestazione natatoria di Ettore che ha rischiato di “autosoffocarsi” con una muta troppo stretta…… !
Adesso mi aspetta un periodo di assenza forzata dai campi di gara in quanto il calendario è povero di eventi. Prossima gara il 1° di agosto a Marina di Carrara, poi il 5 di settembre ci aspetta un Triathlon 111 (1 km nuoto, 100km in bici e 10km a piedi) in quel di Montecarlo. Gara non facile che mi da sicuramente molti stimoli ulteriori per allenarmi!
Domenica scorsa è iniziata, almeno per me, la stagione dedicata alle gare di Triathlon con la partecipazione al Triathlon Sprint, organizzato dal “Piacenza Triathlon Team”. La mia preparazione era buona per quanto riguarda la corsa, sufficiente per il nuoto e completamente inadeguata per la frazione ciclistica.
Il cattivo tempo meterologico di una primavera molto piovosa e fredda mi ha permesso di fare solamente 150 km d’allenamento prima della gara……, decisamente pochi per poter essere competitivo…..
Inoltre, da qualche giorno, soffrivo delle classiche sintomatologie da raffreddamento (raffreddore e mal di gola) e avevo sensazioni non troppo rassicuranti, alle quali la mia voglia di “competizione” non ha voluto dare ascolto. A mio malgrado infatti alla fine della gara ho scoperto di aver gareggiato con la febbre a 38°…….
Non è stata una buona idea… , ad oggi non sono ancora guarito completamente…….
In ogni caso, lo scarso allenamento non mi ha mai fatto desistere dal partecipare ad una gara……, quindi, insieme ai miei amici Davide, Ettore e Stefano, siamo partiti per la nostra gara di “debutto”.
La giornata era soleggiata e calda (finalmente) anche se la temperatura dell’acqua era “freschina” (circa 20°) e l’elenco dei participanti numeroso (circa 400 atleti).
La partenza, come accade sempre nelle gare “in piscina”, è avvenuta divisa in batterie (in totale 6) e io ho avuto la sfortuna di partire nell’ultima……, perdendo la possibilità di correre “gomito a gomito” con i miei amici…, peccato..!
Al via del giudice di gara partiamo e percorro le prime due vasche (100m) ad una velocità da primato olimpico in modo da riuscirmi a scaldare; nessuno mi è davanti…, poi penso bene di rallentare……, forse troppo.
Dopo aver rallentato, un altro concorrente, che mi è in scia, continua a toccarmi i piedi come a segnalarmi: “hei tu, spostati perchè sono più veloce”. Pensando di poter sfruttare poi la sua scia, lo lascio passare alla prma virata e mi metto comodamente dietro.
Mi rendo conto che non sto facendo particolare fatica e verso la fine mi accorgo che la piscina si sta svuotando….; allora provo a nuotare qualche metro a rana…. senza perdere acqua nei confronti del mio avversario (cosa non buona…, significa che sta andando molto piano….), allora accelero e lo supero riguadagnado alla fine mezza vasca (25m).
Purtoppo è un problema che spesso mi accade, in positivo ed in negativo…. In acqua, non avendo un costante rilievo cronometrico, non mi rendo conto se sto andando forte o meno e l’unico punto di riferimento sono i miei compagni di batteria.
Accade quindi che, se sono in vasca con persone che vanno forte come o più di me.., riesco a fare buoni tempi perchè mi spronano ad andare veloce…, viceversa mi “siedo” e vado al “passo del pidocchio”….
Vedrò di migliorare quest’aspetto…..
Fatto sta che esco dall’acqua in 15 min e 15 secondi decisamente “rimbambito” (la febbre iniziava a farsi sentire…) e corro verso la zona cambio (lunghissima….).
Inforco la bicicletta e mi lancio nella frazione ciclistica. Il percorso prevede 2 giri di un circuito che si svolge in un ramo della tangenziale di Piacenza, chiuso al traffico e davanti, a circa 300 m, vedo un gruppetto di 2 concorrenti all’inseguimento di un gruppo più consistente.
Guardo dietro e, come mi accade spesso, c’è il vuoto……, quindi nessuna possibilità di trovare aiuto. Mi butto a capofitto nell’inseguimento del primo gruppetto che raggiungo dopo pochi minuti, con il loro aiuto raggiungiamo il gruppo più consistente qualche centinaio di metri prima che finisca il primo giro (dopo 10 km) e, mio malgrado, al bivio che direziona verso il 2° giro o verso la zona cambio (per chi aveva già percorso 2 giri) tutti, a parte uno, deviano lasciandomi nuovamente solo….
Scatta un perentorio “mortacci vostri”….!!!!!!
Non rimane che “menare” da solo nei successivi ed ultimi 10 km!!!!!
Entro in zona cambio e mi lancio nell’ultima frazione podistica composta da 2 giri da 2,5 km nelle strade limitrofe.
Mi sento la testa pesante e gonfia come un palloncino, il caldo è veramente importante e la gola mi brucia tantissimo. Respirare a bocca aperta ansimando non aiuta di certo……
Mi fa male come sempre il fegato… e i primi km passano a far si che il dolore passi. Una volta attenuato, prendo un buon ritmo (almeno per me) di 4′ e 15″ al Km, riuscendo a passare qualche concorrente proprio all’ultimo km.
Arrivo stanchissimo, spossato con la gola in fiamme, impiego un buon quarto d’ora per riprendermi, con la certezza di non aver fatto una buona gara.
Infatti sono arrivato 16° di categoria e appena a metà gruppo nella classifica assoluta….., oltre a stare dietro al mio acerrimo avversario Davide..
Al mio ritorno a casa il termometro segnava 38,2°….., sicuramente sarebbe stato meglio non gareggiare…
D’altronde, ogni tanto, bisogna anche sbagliare nella vita…
Domenica prossima (6 giugno 2010) ci sarà la rivincita a Nibbiano. La gara sembra interessante, nuoteremo in un lago artificiale creato da una diga…….
Oggi ti voglio raccontare l’avventura di Carmen Zwick, una mia cliente di Merano che ha corso da poco la maratona di Parigi. Io e Carmen ci siamo conosciuti ad un corso sulle strategie da utilizzare per ottenere il massimo livello di vitalità chiamato, appunto Vitality, dove io mi sono occupato, come formatore, della parte dedicata all’attività motoria e il mio compito era quello di trasferire ai partecipanti i princìpi di base del fitness, dell’attività motoria finalizzata al benessere.
Durante il corso Carmen mi ha confidato che si stava allenando per correre una maratona e mi ha raccontato in cosa consisteva il suo “piano di battaglia”…
Subito mi sono accorto che il suo “piano” non era all’altezza della sua “voglia di fare” e soprattutto di “arrivare”…. !!!!
In sintesi, Carmen ha deciso di farsi seguire da me e dal mio Team per prepararsi adeguatamente alla maratona di Parigi che avrebbe avuto luogo da lì a 6 mesi.
Io ho accettato volentieri la sfida!! D’altronde, chi mi consosce, sa che io ADORO le sfide…., soprattutto quando le vinco… !!!!!!!
Carmen è una “piccola” donna di 50 kg che si è rilevata nel tempo decisamente “grande”. La sua è una di quelle che definisco “belle storie”, di persone che “sulla carta” potrebbero avere tanti motivi per “non fare” ma che decidono comunque di impegnarsi in una sfida provante!
Carmen è una libera professionista, ha marito e un figlio di poco più di 2 anni (spero di ricordare bene.. ) e le sue giornate sono ricche di impegni.
Carmen si è alzata presto alla mattina, ha corso spesso quando la colonnina di mercurio segnava parecchi gradi sotto lo “0″, si è organizzata con il cibo per seguire l’alimentazione assegnatale e ha dovuto combattere fisicamente e psicologicamente contro lo “spettro” di un infortunio poche settimane prima della partenza della sua gara, rilevatosi poi fortunatamente, solo un piccolo sovraccarico muscolare.
Carmen è stata “semplicemente” esemplare! Una cliente da prendere a monito per tutte le persone che mi chiedono: “Marco cosa devo fare per ottenere i miei obiettivi?” Alle quali risponderei: “E’ molto semplice…, fai come Carmen!!”
Ho pensato a lungo a cosa scrivere su questo post dedicato a Carmen, ma credo che le “parole” migliori per spiegare le sue emozioni siano quelle che Carmen stessa ha utilizzato per raccontare (tramite Facebook) al gruppo di amici conosciuto al corso Vitality la sua avventura parigina, oltre alla bellissima TESTIMONIANZA che mi ha lasciato.
Di seguito ti riporto il testo integrale del racconto della sua maratona che ha, tra gli altri, un grande pregio: fa venire una voglia matta di mettersi a correre!!!!!!!
Il racconto è “lungo” ma merita……..
Carmen fa capire il suo “spessore” umano già dal titolo del suo racconto……
“Che tu creda di farcela o di non farcela , avrai sempre ragione. Io dall’inizio ho creduto di farcela e avevo ragione“.
Come sapete, domenica 11 aprile 2010 è arrivato per me finalmente il grande giorno della mia prima maratona. Ero convinta che sarebbe stata per me una bella giornata ma mi ero sbagliata. È stata una giornata bellissima!!!!!!!!!!. La mattina mi sono svegliata e mi sono sentita come da piccola quando si trattava di partire per il mare.
I miei occhi si sono aperti prima ancora che la sveglia potesse suonare.
Erano complessivamente 11 mesi che mi ero preparata per questo giorno e non vedevo l’ora di mettermi addosso le mie amate scarpe da corsa. Visto che tutta la mia famiglia (genitori, mio marito Marco, mio figlio Mattia, mio fratello con la fidanzata e mia sorella ) è venuta con me a farmi da supporto, potete immaginare l’agitazione che si sentiva in casa. Infatti non vedevo l’ora di mettermi in Metropolitana a stare un po’ da sola con mio marito e i miei pensieri.
Giusto Mattia non mi ha messo dell’ulteriore agitazione addosso perché dormiva come un ghiro. Beh proprio sola non ero visto che la Metrò era già piena zeppa di persone che partecipavano come me alla maratona. Ma d’altronde le 40.000 persone iscritte dovevano pure esserci da qualche parte.
Sono arrivata al punto di partenza (Arc de Trionfe) alle 8.15. Mancava ancora un’ora dalla partenza ma volevo essere sicura di non arrivare tardi.:) Il tempo era bello, si vedevano già i primi raggi di sole ma era ancora molto freddo. Mi sembra che ci fossero 6 gradi. Per fortuna Marco Caggiati mi aveva consigliato bene a portarmi una maglia in più che avrei poi potuto togliere dopo la partenza, visto che l’attesa in fila sarebbe stata lunga. In più l’organizzazione ha regalato ad ogni partecipante una specie di sacco di plastica da mettersi addosso.
L’avevo anche già visto su internet e l’avevo trovato abbastanza ridicolo, ma vi posso assicurare che quella mattina me lo sono messo addosso molto volentieri. L’aria che si respirava era già molto positiva e la gente era molto allegra. Ovviamente bisogna anche dire che mi trovavo nell’ultimo gruppo e non in quello dei professionisti, e c’era gente di tutti i tipi, e quando dico di tutti tipi mi potete credere. C’era quello che spingeva una bicicletta ed era vestito da super Mario, quello che si era vestito da ballerina spagnola, due francesi che portavano un carretto con una botte di vino e addirittura quello che camminava sui trampoli (e sono arrivati tutti al traguardo).
C’erano però anche delle persone bellissime, un gruppo di volontariato che spingeva delle persone portatori di handicap per tutti 42 km e si davano il turno. L’ho trovato un gesto veramente bello. Mentre aspettavo dunque in fila per potere finalmente partire (dopo aver controllato 50 volte se il chip era fissato bene) mi sono resa conto che stavo già superando due prove durissime. Una era quella di stare in mezzo a tanta gente (cosa che non mi piace tanto, infatti di solito evito anche di andare sabato mattina al mercato a Merano perché ci sono troppe persone e poi mi ero allenata per 11 mesi da sola su percorsi dove incontravo a volte al massimo un paio di vecchietti con i loro cani ) e l’altra quella di portare pazienza e di aspettare .
Anche aspettare di solito mi innervosisce parecchio. Superato quindi le prime difficoltà finalmente la folla iniziava a muoversi, ovviamente si camminava a passo d’uomo. Ad un certo punto, (non avevo passato ancora la linea ufficiale di partenza) hanno messo su un po’ di musica e indovinate quale pezzo hanno messo ? I GOTTA FEELING. Non ci potevo credere. E a quel punto sapevo che i miei amici da casa, e soprattutto quelli del Vitality avevano iniziato il tifo per me.
La partenza della gara è sugli “Champs Elysees”. E’ stato bellissimo vedere un viale così bello senza macchine e al lato un sacco di gente che faceva il tifo. E il pubblico è stato veramente fantastico dal primo all’ultimo chilometro. Ti incoraggiavano, chiamavano il tuo nome (scritto sulla maglietta) e i bambini si mettevano in fila per farsi dare “il 5″. Ad ogni chilometro poi c’era un gruppo o una banda che suonava o degli uomini vestiti da donna che ballavano.
Con questa atmosfera sono partita veramente leggera e soprattutto carica e mi sembrava che le gambe corressero da sole. Mentre in allenamento le più grandi difficoltà le avevo proprio all’inizio, durante la gara non avevo questo problema. Ho potuto proprio godermi anche il panorama e fare un po’ di sightseeing, passando da Place de la Concorde, Musèe du Louvre, Hotel de Ville, Place de la Bastille. Questo modo di visitare una città ve lo consiglio vivamente. Perché quando mai avete l’occasione di poter correre in una città bella senza traffico e tutto lo spazio per Voi (e gli altri 39.999 concorrenti)?
I primi 20 km sono passati al volo e il mio “Fan club” al km 20 aveva già fatto il primo blocco. Mattia era un po’ stordito dal vedere tutta la gente ma quando mi sono girata per dargli un bacio mi ha fatto un sorriso che solo un figlio ti può fare. Caricata di emozioni ho continuato e ho passato la linea del km 21. Metà percorso era fatto e oramai era tutto in discesa (me lo sono detta per motivarmi un po’ ovviamente dentro di me sapevo che non era proprio così). Dopo il km 26 c’era l’unico pezzo che non mi era piaciuto per niente perché si doveva correre in un sottopassaggio.
Era illuminato poco, umido e mi sentivo un po’ “topo di fogna”….; a quel punto già diverse persone avevano iniziato a rallentare o a camminare. Poco prima del km 30, all’altezza della torre eiffel, doveva trovarsi il mio fan club per caricarmi un po’ , ma non c’era nessuno . Ero un po’ delusa ma ho continuato il mio percorso (ho scoperto dopo che ero più veloce del previsto e quindi sono arrivati dopo di me alla postazione .
I successivi 4 km li ho fatti ancora senza grosse difficoltà sia fisiche che mentali. In allenamento ero arrivata fino a 30 km e quindi il mio cervello era già registrato fino a tale chilometraggio, e quindi sapevo che fino a quel punto non ci sarebbero stati grandi difficoltà. Piano piano le gambe iniziavano a farsi sentire e soprattutto il ginocchio sinistro iniziava a “tirare”. Non ero in grado di valutare se era un crampo, un sovraccarico o l’inizio di uno strappo (??), ed è incredibile come in presenza di dolore, il cervello cambi automaticamente registro e si metta in stato di allerta.
All’improvviso sentivo il bisogno di farmi accompagnare da un po’ di musica e così ho acceso il mio i phone pieno di musica “carica”. Già alle prime note mi sono sentita molto meglio ma stavo comunque molto attenta a vedere come si evolveva il dolore (perché sapevo comunque che da li alla fine il dolore sarebbe solo aumentato). Verso il km 35 è iniziata per me la parte sicuramente più dura della gara.
Quella dove il dolore oramai è presente fisso e dove inizi a fare i calcoli di quanto tempo ancora ti occorre. Sapevo che a questo punto avrei dovuto motivarmi da sola e lavorare anche con l’immaginazione e ho cercato di pensare a un momento bello della mia vita. L’immagine che oramai da due anni da questa parte mi viene in mente quando sono in difficoltà è il momento della nascita di mio figlio, ovvero quando per la prima volta gli ho dato un bacio sulla fronte e gli ho dato il benvenuto su questo mondo.
Immediatamente anche il mio umore è cambiato nuovamente e ho continuato la mia gara. E in più avevo Marco Caggiati in “miniatura” dentro la mia testa che mi diceva: “fai un bel respiro e fai quello che sai fare : CORRIII!!!!!!”.
A quel punto (mi trovavo all’interno di uno dei parchi più belli che io abbia mai visito il “Bois de Boulogne”) mi ha chiamato Marco, mio marito, per caricarmi un po’ e per dirmi che mio fratello mi avrebbe aspettato al km 41 e il resto della truppa alla fine, al traguardo. Non potete immaginare come ero contenta di sapere che da lì a poco ci sarebbe stato qualcuno della mia famiglia ad incoraggiarmi, perché il tifo della gente non ha mai smesso, ma è tutt’altra cosa vedere una faccia conosciuta.
La mia velocità era diminuita visibilmente e così mi rendevo conto che durava ancora di più. Sinceramente erano oramai diversi chilometri che aspettavo che arrivasse il famoso momento in cui ti chiedi: “ma chi me l’ha fatto fare” e con molto stupore vi posso dire che questo momento per me non è mai arrivato e neanche il pensiero di non farcela. Dal primo km mi sentivo che ce l’avrei fatta e gli ultimi chilometri speravo solo passassero un po’ più in fretta.
Durante gli ultimi chilometri il mio sguardo era fisso sulle insegne dei chilometri e, passato il km 36, cercavo già quello successivo ed era quello l’obiettivo intermedio che avrei dovuto raggiungere. E così avanti fino alla fine. Al km 41 ho trovato poi mio fratello e la sua ragazza che mi hanno fatto un sacco di tifo e mio fratello ha corso con me quasi fino al km 42 incoraggiandomi e rassicurandomi che Mattia era già pronto al traguardo per abbracciarmi.
Quandosui cartelli che ti indicano il passare dei chilometri d trovi il numero 4… davanti sai che ce l’hai fatta e addirittura riesci ad aumentare leggermente la velocità. Al km 42, quando ormai vedevo già il traguardo, mi ha chiamato di nuovo mio marito per passarmi mio figlio che mi ha detto: mamma go go, hopp hopp (l’aveva provato tante volte a casa nei mesi scorsi ).
E’ stato sicuramente il momento più emozionante di tutta la gara!!! A quel punto nulla poteva fermarmi perché volevo solamente vedere mio marito e mio figlio. Arrivata al traguardo, dopo avere consegnato il chip e verificato il mio tempo (5 ORE e 9 MINUTI), ho potuto prendere in consegna la meritatissima maglietta di “finisher” (certo sarebbe stato più facile chiamare al “ruggito del coniglio” per farmi dare una maglietta, ma non mi avrebbe mai dato queste soddisfazioni).
Al traguardo ho potuto abbracciare tutta la mia famiglia e sinceramente ero veramente felicissima (e non mi sentivo neanche stanca e soprattutto ho notato che non avevo quasi sudato ) (per Marco Caggiati : lo so che cosa pensi, che avrei potuto dare di più !!). L’unica cosa che avevo freddo perché c’era un vento gelido e mi faceva male il ginocchio.
Comunque ero ancora in grado di camminare perfettamente con le mie gambe e di questo ero veramente contenta (Marco Caggiati me lo aveva promesso ma sinceramente non gli avevo creduto….). Tornando in metropolitana all’appartamento ho dovuto però approfittare del passaggio sulle spalle di mio marito perché non riuscivo a piegare il ginocchio (cavolo quante scale ci sono nella metrò di Parigi..?).
Arrivata a casa mi sono fatta un bel piatto di spaghetti e una bella dormita. La sera quando mi sono alzata il dolore era quasi sparito e riuscivo a camminare alla grande. Siamo andati a festeggiare tutti al ristorante e mi sono sentita leggera come non mi sentivo da tanto tempo. Tornata a casa il recupero è stato veramente velocissimo e già dopo due giorni non sentivo più assolutamente alcun tipo di dolore.
E qui il merito sicuramente va a Marco Caggiati che mi aveva preparato un programma perfetto. Dunque che dire in conclusione: per me questa esperienza è stata indimenticabile e ho creato dentro di me un’ancora grossissima.
Sia l’allenamento che la gara mi hanno insegnato che con tanto impegno, determinazione, costanza e soprattutto mettendo un piede dopo l’altro (in questo caso nel vero senso del termine.. ) puoi veramente raggiungere tutti gli obiettivi che ti prefiggi.
Io il mio obiettivo (volevo finirla in 5 ore) l’ho raggiunto e ho vinto la mia sfida e sono sicura che ogni volta che in futuro mi verranno dei dubbi se, lavorando per un obiettivo, ce la farò o meno, mi basterà chiudere gli occhi e pensare a questa giornata fantastica tras(corsa) a Parigi.
La vostra maratoneta
In conlusione che dire…? Lavorare con Carmen è stato un piacere, ha seguito fedelmente tutte le mie indicazioni cercando, al tempo stesso, di capire cosa stava facendo e per quale motivo. Quando i clienti mi chiedono “il perchè delle cose” capisco che sono attenti e determinati a raggiungere il loro obiettivo.. che puntualmente raggiungeranno……
Brava Carmen, che tu sia da esempio per tante mamme che vorrebbero……., ma trovano tanti “se e ma” (LEGGI SCUSE) che le immobilizzano!!!
P.s.: Carmen mi ha, giusto ieri, comunicato che vuole correre una gara di 15 km nei pressi del lago di Resia cercando “il tempo”. Cara Carmen….., è arrivata l’ora di corrrere veloce, di spingere bene con i piedi…, di far fumare le scarpette da corsa! Sarà ancora un piacere seguirti!
La fine delle feste è ormai alle porte e la “campanella” sta per “suonare”, ricordandoci che è ora di riprendere gli allenamenti e di abbandonare l’ozio Natalizio. Per alcuni invece il problema è l’esatto contrario; in occasione delle feste si ha più tempo da dedicare a se stessi e si inizia qualche attività sportiva, ma quando gli impegni lavorativi ritornano, anche per gli amanti del fitness, allora diventa difficile organizzarsi per continuare ad allenarsi.
Oggi, come ogni anno, voglio darti qualche “dritta” su come riprendere efficacemente gli allenamenti dopo i bagordi alimentari e dopo un periodo più o meno prolungato di inattività.
Per prima cosa, per le prime due settimane, “metti in agenda” almeno 3 allenamenti cardiovascolari (nuoto, bici, corsa ecc) di almeno 30-40 minuti che ti permetteranno di eliminare le tossine accumulate e di consumare le calorie in eccesso introdotte a causa di panettoni, pandori, torroni, tortelli d’erbetta, zamponi ecc……
Scegli la disciplina che preferisci, magari sfruttando la neve copiosa che sta scendeno in questi giorni dedicati allo sci di fondo, ottima disciplina che ti permette di unire l’allenamento dell’apparato cardiorespiratorio a quello della muscolatura di gambe, glutei e arti superiori, svolgendo così un ottimo lavoro di tonificazione muscolare.
In questo primo periodo dedica molto tempo anche allo stretching, ti permetterà di allungare la muscolatura “addormentata” da ore passate davanti la tv o sul divano a leggere un bel libro.
Dopo le prime due settimane dedica al lavoro “aerobico” non meno di 2 sedute alla settimana, inserendo anche 2 allenamenti riservati alla tonificazione muscolare. Inizia gradualmente con esercizi multiarticolari che coinvolgano le grandi masse muscolari (pettorali, dorsali, spalle, addominali e gambe) utilizzando come metodica d’allenamento il circuit training o le “serie e ripetizioni” utilizzando un range di ripetizioni tra le 15 e le 20.
Per quanto riguarda l’alimentazione ti fornisco solo alcuni consigli:
1) Inserisci nella tua dieta almeno 2 porzioni abbondanti ( esagera!! ) di verdura giornaliera.
2) Abbonda anche con la frutta (mangiala negli spuntini tra colazione/pranzo e pranzo/cena).
3) Limita il consumo di carboidrati, favorendo magari il consumo di legumi come fagioli, ceci e lenticchie.
4) Bevi abbondantemente almeno 1,5 litri di acqua al giorno.
5) Evita il consumo di alcolici e dolciumi vari.
Seguendo questi semplici consigli riuscirai a ritrovare un ottimale livello di fitness e a disintossicarti dagli “stravizi” alimentari.
Non mi resta che augurarti un grandioso 2010 all’insegna dell’allenamento e del benessere!
Ciao al prossimo articolo! Se vuoi approfondire l’argomento o avere notizie più specifiche su qualche argomento non esitare a lasciarmi un commento!
Non ti preoccupare non si tratta dell’ultima “invenzione” del magico mondo del fitness, non è una nuova moda al pari della pedana vibrante…., è solo un gioco di parole, dato che abito nella Food Valley, patria dello Slow Food, mi è venuto spontaneo chiamare “Slow Foot” la situazione che si è venuta a creare a causa (o per merito…) della neve copiosa che ha coperto le strade della maggior parte del nord Italia.
Come accade puntualmente tutti gli anni, arriva la neve che crea “disagi” alla circolazione obbligando le persone a rinunciare o ritardare, impegni lavorativi e divertimenti.
Oggi ho letto sul giornale principale della mia città (Gazzetta di Parma), i commenti dei “parmigiani” che si lamentavano, chi più chi meno, dei disagi causati dalla neve e mi è venuto spontaneo sorridere.. . In molti si lamentavano del troppo tempo impiegato a percorrere poche centinaia di metri a causa del traffico congestionato, altri del fatto che avessero dovuto spalare per ore la neve da cortili e marciapiedi.
Spesso copiose nevicate sono la causa di chiusura di scuole, aziende, uffici pubblici e di appuntamenti lavorativi che “saltano”. Tutti questi “disguidi” sembrano in prima analisi problematici ma in realtà, a posteriori, ci si rende conto che il “mondo” è andato avanti ugualmente…, solo più lentamente.
Io amo la neve in città, anche se per alcuni aspetti, come dice sempre un mio amico, è un po’ come la sabbia nelle mutande, dà fastidio….
Non amo la neve solo perché crea “clima Natalizio” o perché mi ricorda le ore passate a giocare da bambino o le scampagnate con le ciaspole o le uscite di freeriding con lo snowboard.
Mi piace la neve in città perché ha una caratteristica unica e “magica”: obbliga tutti a rallentare “il ritmo”, volenti o nolenti, a “tirare il freno a mano” e fermarsi, uscendo dalla “routine” che ci porta spesso a logorarci senza nemmeno rendercene conto. Inoltre ha una fantastica dote: attutisce tutti i rumori creando un ambiente “ovattato” al quale non siamo più abituati….
La neve porta indietro nel tempo e ci invita a “spolverare” i nostri scarponcini da trekking per percorrere in tutta sicurezza le strade innevate e ghiacciate.
Da qui nasce “l’idea” di chiamare questo periodo “Slow Foot” (piede lento). Finalmente qualcosa che obblighi le persone a fare un po’ di manutenzione al proprio corpo! Fosse per me…, riempirei le strade delle città con neve artificiale per tutto l’inverno… .In questo modo tutti farebbero più attività motoria, magari utilizzando anche gli sci da fondo e, così facendo, ridurrebbero il sovrappeso, i livelli di colesterolo e dei trigliceridi, la glicemia e la pressione arteriosa!!!!
Mi fanno sorridere coloro che “odiano” la neve…, dicono che crea solo disagi… In qualche raro caso è vero come, per esempio, la difficoltà di raggiungimento degli ospedali dei mezzi di soccorso. Ma del resto è veramente FANTASTICA!
Colgo quindi l’occasione per consigliare a tutti quelli che si lamentano della neve, di farsi una bella passeggiata di almeno 40 minuti in un parco e respirare a pieni polmoni ed evitare di “inalberarsi” per una cosa alla quale non c’è soluzione (per fortuna). Quando nevica bisogna rallentare, con la macchina come nella vita… e questo, a mio parere, è un bene! Godetevi questi momenti e utilizzate l’eventuale inaspettato tempo libero per prendervi cura del vostro corpo o per stare più con le persone alle quali tenete!
Ricordo a tutti che per mantenere in buona efficienza l’apparato cardio-vascolare occorre fare attività cosiddetta di tipo “aerobico” (cammino, corsa, ciclismo, pattinaggio ecc) almeno per un minimo di 2/3 ore a settimana, idealmente 30 minuti al giorno, ad un ritmo corrispondente al 70% della riserva di massima frequenza cardiaca (metodo Carvonen).
E’ di pochi giorni fa la notizia che le future Olimpiadi estive del 2016 si svolgeranno a Rio de Janeiro in Brasile.
Colgo quindi l’occasione per fare una considerazione personale sullo spirito olimpico e sul celeberrimo motto di De Coubertin, barone diventato famoso per aver dato vita ai giochi olimpici moderni nel 1896.
Tutti coloro che si sono cimentati nella loro vita in una qualsiasi competizione sportiva, soprattutto da bambini, e non hanno vinto…, si sono sentiti sicuramente dire: “non essere triste, l’importante non è vincere, ma partecipare!!”.
Questa frase ha la sua logica….., ma penso che sia diseducativa e decisamente superficiale. Ho partecipato a decine di gare in discipline diverse come atletica leggera, podismo, ciclismo, triathlon, motocross, regolarità auto storiche, baseball ecc e non ho mai visto nessuno esultare perché non aveva vinto, semplicemente perché aveva partecipato ad un evento…
Nella miriadi di gare alle quali ho partecipato ho collezionato un numero di vittorie che si possono contare con le dita di due mani………., una percentuale piccolissima…..
L’esperienza mi ha portato a credere fortemente che in una gara non ha nessuna importanza solamente partecipare, inteso come “fare presenza”….
Quando torno a casa da una competizione mi capita sempre di rivivere, una volta spenta la luce ed appoggiata la testa sul cuscino prima di addormentarmi, gli attimi salienti della mia prestazione.
Mi rivedo nei momenti cruciali e “mi chiedo”: potevo fare di meglio….? La risposta, per mia fortuna, è sempre la stessa: “NO, ho dato il massimo, non ho remore, posso dormire tranquillo”.
Questa penso sia la cosa veramente importante e da insegnare ai bambini che si approcciano al mondo dello sport.
Per concludere, voglio raccontarti un aneddoto riguardante la mia prima gara di ciclismo su strada che ormai risale a più di 15 anni fa:
La gara in questione era il “giro della provincia di Parma”, gara composta da 3 tappe “in linea” e 1 a cronometro. Senza saperlo mi ero iscritto alla gara amatoriale più difficile ed impegnativa di tutta la provincia… .
La prima tappa prevedeva 60 km di pianura composta da 3 giri di un circuito che aveva come punto di partenza il paese di Sorbolo (PR), quindi in piena bassa parmense.
Fin dalle prime battute mi sono accorto che il mio livello d’allenamento era basso rispetto al resto del gruppo.
I primi due giri, a fatica, sono riuscito a rimanere nel gruppo, ma durante l’ultimo giro, a causa soprattutto della mia inesperienza, dopo l’ennesima brusca accelerazione successiva ad una curva lenta, mi sono staccato e ho preso alcune decine di metri di distacco.
Ho continuato ugualmente a spingere al massimo sui pedali, per contenere il distacco, convinto che nelle tappe successive avrei recuperato….. (l’ottimismo non mi è mai mancato…. ).
Nelle tappe dei giorni seguenti il “film”, purtroppo, ha previsto per me lo stesso copione…
Alla fine delle 4 tappe previste ho chiuso il mio primo “giro della provincia” in penultima posizione con circa 30 minuti di distacco totale dal primo. Analizzando bene la classifica mi accorsi poi che alcune decine di atleti, in difficoltà come me, avevano pensato bene di “tirare i remi in barca” e ritirarsi dalla gara. Quindi sono arrivato primo dei non ritirati!!
Battute a parte, che tu ci creda o meno, ero in quei giorni molto contento perché ho dato sempre il 100% in ogni momento della gara, anche quando il gruppo puntualmente mi staccava……
“MORALE DELLA FAVOLA”
L’importante non è partecipare…, ma profondere il massimo impegno possibile e dare il meglio di sé! Poi, se capita di vincere, è ancora meglio!!! Anche perché la vittoria da sola non ha nessun valore… Un vero sportivo non trova “godimento” in un successo che non l’ha costretto a dare il meglio di sé, le vittorie facili non sono affatto divertenti…
E tu.., cosa ne pensi..?
Lasciami un commento, sarò felice di risponderti!!!
Il mondo del fitness guarda con attenzione alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Ogni anno in Italia le malattie cardiovascolari “mietono” numerose vittime, senza considerare i “sopravvissuti” ad un attacco cardiaco, che rappresentano un buon numero di malati cronici. Nel nostro paese la Fondazione Italiana per il Cuore, come in altri 100 paesi nel resto del mondo, organizza una giornata, il 27 settembre prossimo, dedicata all’attenzione su questo argomento.
Quest’anno, in particolare, viene sottolineata l’importanza di prendersi cura responsabilmente della salute del proprio cuore in ogni ambiente e in ogni momento della propria vita.
Al fine di mettere in atto un’idonea prevenzione delle malattie cardiovascolari, devono essere ben chiari quali sono i fattori di rischio:
Fattori di rischio TRATTABILI
- ipercolesterolemia (aumento del livello di colesterolo nel sangue)
- obesità/sovrappeso (soprattutto del grasso addominale)
- sedentarietà (assenza di esercizio fisico, sia durante il lavoro che extra)
- stress
- diabete
- inquinamento atmosferico
- fumo
Fattori di rischio NON TRATTABILI
- ereditarietà (la presenza o meno di genitori e/o parenti stretti che hanno subito malattie dell’apparato cardiovascolare)
- età (con il passare degli anni l’apparato cardiovascolare è soggetto, come tutti gli altri organi, ad invecchiamento e perdita progressiva di funzionalità)
- sesso (le donne, fino all’arrivo della menopausa, hanno meno probabilità di subire problematiche all’apparato cardiovascolare rispetto agli uomini)
Una volta individuati i fattori è di fondamentale importanza assumere un comportamento atto a eliminare tutti i fattori di rischio TRATTABILI, al fine di ridurre al minimo la probabilità di ammalarsi:
- se fumi, smetti subito;
- svolgi una regolare attività fisica per facilitare il controllo del peso, mantenere in efficienza l’apparato cardiovascolare, ridurre il colesterolo, aumentare il colesterolo hdl (quello “buono”), ridurre la pressione arteriosa e per scaricare lo stress della giornata;
- scegli una sana ed equilibrata alimentazione: riduci le quantità di grassi alimentari, consuma pesce almeno due volte la settimana (cibo ricco di acidi grassi omega 3), frutta, verdura e cibi preferibilmente integrali. Una corretta alimentazione ti permetterà di controllare il peso, combattere l’insorgenza del diabete, ridurre i livelli di colesterolo e abbassare la pressione arteriosa;
- adotta uno stile di vita che ti permetta di controllare i livelli di stress e ricordati che lo stress non è una condizione fisiologica per il nostro organismo. Se vivi una situazione sentimentale o lavorativa che “ti stressa” o cambi l’atteggiamento nei confronti degli “stressors” oppure cambi lavoro o partner!! Sembra un discorso semplicistico, ma è la dura e pura realtà!!!
E’ importante quindi sottolineare che domenica 27 settembre saremo tutti chiamati a riflettere su questo importante argomento e soprattutto a riconoscere la nostra responsabilità individuale per la nostra salute e, come sempre, saremo poi liberi di fregarcene o di fare i primi passi importanti per il nostro benessere.
Prenditi cura di te, sempre, in ogni luogo e in ogni momento!
Oggi voglio darti il resoconto della gara disputata dal “Fitnestudio Triathlon Team”. Niente paura è solo un gruppo di amici e clienti che condividono con me la mia passione per la triplice disciplina… !!
Ieri a Cremona presso il centro sportivo “Stradivari” si è svolta una gara su distanza sprint dove ho partecipato insieme al mio amico e collega Davide Boni ed agli amici e clienti Mutti Francesco e Del Picchia Ettore (tra l’altro debuttanti).
La giornata è iniziata presto, sveglia alle 7.30, per poi avviare effettivamente la competizione alle 14.30 circa. Essendoci iscritti alla gara come amatori (quali siamo.. ) ed essendo iscritte più di 450 persone, a noi è capitata l’8^ ed ultima batteria (per i neofiti del triathlon, quando la frazione natatoria si svolge in piscina, si parte a batteria per evitare di prendersi a calci e pugni in faccia… .
Abbiamo passato la mattinata sotto il “solleone” e al momento della partenza eravamo già letteralmente cotti…. .
Al via del giudicie di gara ci lanciamo nella prima frazione di nuoto, io parto come una palla di fucile e alla fine della prima vasca da 50 m, mi giro a destra, mi giro a sinistra… e non vedo nessuno….(penso: “grande partenza..”).
Poi inizio a rallentare perchè so che non potrei resistere per 750 m con quel ritmo, mi superano 2 “compagni” di corsia (penso: “lo sapevo… ” ) che tengo poi come punto di riferimento, e alla fine esco dall’acqua con il 15° tempo di categoria (nella categoria amatori eravamo in 42).
Nel cambio non sono stato “un fulmine di guerra” e perdo qualche secondo prezioso a causa del top che non si voleva infilare…., prendo la bici e corro fuori dalla zona cambio;
Mi aspettano 20 km di bici con vento, il tempo di infilare i piedi nelle scarpe e di alzare la testa per valutare la tattica di gara e mi rendo conto che davanti, a circa 200 metri, c’è un gruppetto.
Mi butto a testa bassa per raggiungerli e cercare poi collaborazione per mantenere un ritmo alto; nel giro di poco, li prendo, mi accodo, cerco collaborazione, ma mi accorgo che mi sono infilato in un gruppo di “tapascioni”.. (chiamo “tapascioni” quelli che stanno volentieri in scia, ma piuttosto di andare davanti a tirare sono disposti a procedere a 10 km/h…. ), quindi mi alzo in piedi sui pedali e vado “in fuga”.
Riesco a prendere un altro gruppetto.., ma “la storia si ripete” e quindi riparto…; alla fine otterrò il 5° tempo praticamente in solitario. Una gara con scia consentita si è trasformata per me in una cronometro di 20 km.
Mi ritrovo in zona cambio con il mio amico Davide, ci diamo la mano e ci lanciamo nella frazione podistica. Davide prende subito una decina di metri che progressivamente si trasformeranno al traguardo in 31″ di vantaggio.
Io soffro, come al solito, di un fastidioso indurimento del diaframma che mi impedisce di andare al 100%, ma riesco ugualmente a recuperare qualche posizione, anche se negli ultimi km ne perderò 3 da atleti che risalivano da dietro.
Arrivo sul traguardo 8° con un tempo totale di 1 ora 12 minuti e 4 secondi.
Faccio i complimenti a Davide che in un anno di allenamenti è riuscito a colmare completamente il gap che ci separava solo 12 mesi fa….. Grazie anche per darmi un ottimo motivo per allenarmi più seriamente…….; arrivare dietro non mi piace..
Da segnalare sono le ottime prestazioni dei miei clienti Francesco ed Ettore che alla loro prima esperienza, sono riusciti ad arrivare al traguardo stanchi, ma soddisfatti!
Spero che, anche in loro, stia germogliando la passione per il Triathlon!
In televisione e sui giornali (anche non specificatamente di fitness) si parla di “sindrome da rientro vacanze”, in inglese chiamata anche “post vacation blues” (tristezza del dopo vacanza).
I sintomi sono vari e molto soggettivi, ma spaziano da una sensazione generale di stanchezza, malessere generale, irritabilità, alterazioni del sonno, ansia, depressione a dolori muscolari, raffreddori, mal di gola, disturbi digestivi.
Da recenti studi questi sintomi sembra vengano avvertiti da almeno una persona su due al termine delle ferie e conseguentemente al rientro nella routine lavorativa normale (il fenomeno si “aggrava” se l’attività lavorativa è poco gratificante e piacevole), accentuata, molte volte, dal cambio di temperatura (per es. dalla fresca montagna alla calda città), dalle code nel traffico e magari da un consuntivo poco soddisfacente delle vacanze trascorse (“doveva andare meglio!!..”).
In una situazione di base di questo genere, riprendere ad allenarsi (per chi non è molto avvezzo…. ) potrebbe rappresentare uno stress ulteriore che si va a sommare a quelli precedentemente elencati!
Solitamente in vacanza si mettono in atto due tipi di comportamento diametralmente opposti:
- coloro che si impegnano in una miriade di attività sportive e non, allenandosi tutti i giorni per cercare di recuperare ciò che non hanno fatto durante l’anno;
- coloro che abitualmente si allenano (anche se lo percepiscono come una costrizione dettata dalla consapevolezza che l’attività motoria è indispensabile per una corretta igiene di vita) ma che in ferie dato che “la vacanza deve essere vacanza.. ” poltriscono beatamente facendo la vita caratteristica del “nano da giardino”… )
Nel caso della prima “categoria” il rischio più grosso è quello di incappare in infortuni più o meno gravi (i pronto soccorso delle località marittime sono pieni di “atleti rampanti” in pessime condizioni atletiche che si sono infortunati sui campi da beach volley, da calcetto, da tennis o vittime di un colpo di calore, “raccolti” da terra alle due del pomeriggio, sul lungo mare, con indosso un k-way per sudare…. )
Per la seconda “categoria” (i pigroni..) il rischio è, se le ferie si prolungano per più di una settimana, di entrare in un circolo vizioso alimentato dalla pigrizia che potrebbe portarli a procrastinare all’infinito la ripresa degli allenamenti.
Come già espresso numerose volte in altri articoli è di fondamentale importanza che l’attività motoria sia presente sempre nella quotidianità di ogni individuo. Chi è abituato ad allenarsi costantemente ha anche una soglia di sopportazione della fatica e dello stress psichico nettamente più alta rispetto ad un sedentario, la quale gli permette di affrontare il rientro dalle ferie in modo decisamente più facile.
Si apprende facilmente quindi che è opportuno continuare ad allenarsi anche in ferie!
Per chi, invece, ha “appeso le scarpette al chiodo” per sdraiarsi su prati e spiagge, abbandonando ogni tipo di attività motoria, ho qualche suggerimento per superare facilmente la “post vacation blues” e rilanciarsi in proficui allenamenti:
- accetta la situazione, “quel che è fatto è fatto”, l’unica cosa da fare e reagire e pensare ad una strategia per rialzare il tuo livello di vitalità;
- prenditi il tempo necessario, non farti prendere dalla fretta e dall’ansia, fissati dei micro obiettivi da raggiungere ed inizia con pochi allenamenti (max tre alla settimana).
- concediti un adeguato recupero col sonno notturno e pause (allenati a giorni alterni) tra le sedute di training;
- condividi con un/a amico/a i tuoi obiettivi e fatevi forza l’uno/a con l’altro/a per mantenere alto il livello motivazionale
- fai si che la pigrizia non prenda il sopravvento!
- rincomincia con attività blande come camminate all’aria aperta o qualche seduta di stretching
Ciao al prossimo articolo e buon allenamento!
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Ciao, oggi voglio parlarti di un’esperienza professionale che è stata molto piacevole ed emozionante.
Ho avuto la fortuna di partecipare come formatore ad un corso, chiamato Vitality, organizzato dagli amici e grandi professionisti di Ekis (www.ekis.it) .
Il corso è incentrato sulle strategie da utilizzare per ottenere il massimo livello di vitalità e di benessere e fornisce tutti gli strumenti per raggiungere un reale equilibrio tra corpo e mente.
Io mio sono occupato dell’area del corso dedicata all’attività motoria e il mio compito era quello di trasferire i principi di base per, come amo definirla, la corretta “manutenzione” della “macchina uomo”.
Solitamente i corsi di formazione ti riempiono la testa di tante informazioni utili ma che difficilmente si riescono a trasportare nel “quotidiano”. Dico solitamente perchè i corsi organizzati da Ekis, al contrario, sono ricchi di esercizi e contenuti pratici che rendono “la teoria” effettivamente utilizzabile.
Insomma, tanto arrosto e poco fumo…
Il mio obiettivo al Vitality è stato quello di dare nozioni utili a capire come gestire l’allenamento di base per avere un buono stato di salute e, soprattutto, fare provare direttamente ai corsisti l’attività motoria sul campo! La metà esatta di loro non aveva mai fatto alcun moto e per me trasferire molti concetti in poco tempo (che abitualmente spiego utilizzando alcune sedute di personal training..) è stata una bella sfida professionale!!!
La cosa più importante che mi ero prefissato era quella di farli appassionare al movimento e di ingenerare in loro una sorta di spirito di “emulazione”. O meglio…., volevo trasferire loro la proiezione di ciò che, con qualche accettabile sacrificio, avrebbero potuto ottenere allenandosi costantemente e che, fino a quel momento, non sapevano nemmeno di poter ottenere.
E’ stato veramente bello lavorare con un gruppo di persone disposte ad impegnarsi per sperimentare sensazioni fische nuove ed inaspettate.
Altri impegni professionali e famigliari mi hanno impedito di seguire il corso “in toto” ma, in quelle poche ore durante le quali ho potuto guardare “da fuori” (come spettatore) il corso, ho potuto vedere e sentire una fantastica energia e un gruppo di persone impegnate ad evolvere e a migliorare la propria vita.
La maggior parte delle persone “interpreta” la vita come se fosse una comparsa, come se tutto fosse già scritto in un copione (scritto da altri..) e passa le giornate a lamentarsi di tutto e di tutti…., quindi ogni volta che vedo persone piene di energia e di “voglia di fare”, di distinguersi, di lasciare un segno, di diventare la “star” della propria vita…, mi pervade una sensazione di vero “godimento” e sono felice!!!
Con questo articolo voglio ringraziare tutti, in primis Livio Sgarbi che mi ha dato l’opportunità di fare una bellissima esperienza professionale, e poi tutto lo staff Ekis e i corsisti che mi hanno regalato un pò della loro energia (anche se ne ho da parte delle scorte “secolari”, sono avido di “vitalità” quindi l’ho presa volentieri… ).
Spero di essere stato d’esempio e da sprono a coloro che per la prima volta hanno fatto attività motoria e di aver insegnato qualcosa di nuovo anche agli “habitué” dell’allenamento.
A tutti ricordo che la costanza è la prima cosa alla quale puntare per ottenere qualsiasi tipo di risultato! Quindi forza e coraggio, mettetevi le vostre scarpette da allenamento, uscite di casa e MUOVETEVI!!!!!
P.S. dedicato ai corsisti: Se dovessi (e lo spero vivamente) incontrarti di nuovo e alla fatidica domanda “ti stai allenando” dovessi rispondermi “no”………., sappi che mi “incazzo come un ape”…..
Ciao a tutti e buon allenamento!!!
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