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L’istruttore incatenato!

Scritto da Marco Caggiati in Personal Trainer

Agli albori della mia carriera ho svolto la mansione di istruttore di sala fitness in una nota palestra di Parma. Quell’esperienza ha fatto maturare in me la necessità di intraprendere la professione di Personal Trainer.

Vuoi sapere qual’é stato il principale motivo motore della mia scelta? Avevo “le mani legate”, non ero nelle condizioni di poter operare al meglio per soddisfare le richieste dei frequentatori; ciò non per colpa della palestra ma a causa di “deficit” di base che caratterizzano la professione di istruttore di sala fitness.

Ora te li vado ad elencare:

- Rapporto istruttore/cliente decisamente sbilanciato: ogni istruttore deve gestire decine di clienti che hanno ognuno le proprie necessità e le proprie caratteristiche. L’istruttore difficilmente si muove in maniera proattiva verso il cliente ( è spesso il cliente che pone la classica richiesta “mi cambi la scheda?” oppure “mi segui in questo esercizio?”) perché sa già a priori che non riuscirebbe a seguire tutti nello stesso modo, innescando un’involontaria e sgradevole divisione in clienti di serie A (coccolati e seguiti) e clienti di serie B (lasciati a loro stessi).

- Gli aspetti da tenere in considerazione, quando si tratta di pianificare la strategia da mettere in atto per il raggiungimento di un obiettivo prefissato, vanno decisamente oltre la “semplice” stesura di una scheda d’allenamento. Entrano in gioco fattori che non sono gestibili per limiti di tempo a disposizione, di competenza ed economici; per esempio l’alimentazione non viene considerata (se non sommariamente con qualche consiglio che si trova abitualmente sui giornali……..), cosa inconcepibile, in quanto un corretto ed adeguato regime alimentare rappresenta il 50% di qualsiasi obiettivo in ambito fisico.

Altro aspetto da non sottovalutare è la gestione della motivazione e dell’emotività del cliente; in questo caso l’allenamento diventa “mentale”. Sempre più spesso mi rendo conto che la vera “differenza” nel raggiungimento di un risultato dipende dall’empatia creata con il cliente e dalla mia capacità di trovare le leve motivazionali giuste per far sì di mantenere sempre alta la “voglia di fare”.

- Le conoscenze necessarie per seguire il cliente sotto tutti gli aspetti necessitano di una formazione continua che, a causa dei costi, difficilmente viene “offerta” agli istruttori di sala fitness da parte del proprietario della palestra, che, a loro volta, essendo spesso sottopagati, (abitualmente un istruttore di sala percepisce dai 5 ai 12 € ora…..) non hanno la possibilità economica di partecipare ai corsi.

Esistono anche istruttori che investono nel loro futuro professionale per poi “rivendere” la propria formazione in un ambito libero professionale (Personal Training), che “transitano” momentaneamente nelle sale fitness per farsi esperienza sul campo….. (incontrare questa “tipologia” di istruttori rappresenta una fortuna perché offrono Know-how gratuitamente….  :-)  ).

Tutti questi fattori fanno si che l’istruttore (coscienzioso…) sia “incatenato” in un ruolo non congruo alle aspettative dei clienti che, nella maggior parte dei casi, abbandonano la frequentazione della palestra, affermando che non si sentono “seguiti” e che non ottengono i risultati desiderati.

E tu che tipo di esperienza hai avuto con il tuo istruttore..? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi!

Lasciami un commento! Sarò felice di risponderti!

I fattori che vengono presi in considerazione per raggiungere efficacemente un obiettivo in ambito fisico sono molteplici e a volte di difficile comprensione. Bisogna tenere ben presente i “dogmi” che regolano l’alimentazione, l’integrazione alimentare, la tipologia di allenamento da effettuare, la metodica da impiegare per fornire uno stimolo efficace, quanti allenamenti fare, l’analisi dei cambiamenti della composizione corporea ecc…

 

Tutti argomenti molto importanti e che attirano spesso l’interesse del frequentatore di palestra. Mi capita di sovente che mi vengano poste domande di questo tipo: “ma…., per sviluppare i pettorali è meglio fare delle serie di panca piana piramidali o in stripping……?”, domande molto specifiche di difficile comprensione per un neofita..

 

La realtà è che, a prescindere da ciò che si fa, l’aspetto di basilare importanza da tenere in considerazione è la COSTANZA negli allenamenti; con ciò intendo dire che è inutile “scervellarsi” sui “particolari” se viene a mancare la sostanza!!! Nella mia carriera ho conosciuto centinaia di persone, che si allenavano da anni, demotivate a causa della mancanza di risultati.

 

La maggior parte di esse non è riuscita nell’intento semplicemente perché nell’arco di un anno di allenamento alternavano periodi in cui si applicavano nei loro work out per 2/3 volte alla settimana e periodi in cui si allenavano 1 volta o non si allenavano affatto per mesi. Questo tipo di comportamento fa drasticamente crollare la “piramide degli stimoli”, grazie alla quale, sommando ogni stimolo allenante (ogni allenamento, ogni serie e ogni ripetizione fatta), si costruisce e si consolida l’obiettivo ricercato.

 

A proposito di “piramide” ti voglio proporre una metafora “edile”; la costruzione di un obiettivo in ambito fisico è paragonabile alla costruzione di un edificio, la somma di tutti gli step necessari ad erigere un palazzo (le fondamenta, i mattoni, l’intonaco, il tetto ecc..) sono paragonabili alla somma di tutti gli stimoli allenanti che vanno a sommarsi giorno dopo giorno fino al raggiungimento della meta prefissata.

 

In una cosa le due “costruzioni” differiscono in maniera sostanziale; se i lavori per l’edificio vengono interrotti (per qualsiasi motivo), semplicemente la costruzione “non va avanti”…, nel caso invece della costruzione del tuo corpo se interrompi gli allenamenti, comprometti il lavoro e i risultati ottenuti fino a quel momento, innescando un inesorabile processo di REGRESSIONE!!!! Essere incostanti negli allenamenti realizza un circolo vizioso di costruzione/distruzione che si conclude con un “nulla di fatto” o con poco, rispetto alle aspettative.

 

La cadenza ideale di allenamento (per il non professionista) è di 3 allenamenti settimanali che vanno protratti (a meno che non ci siano stati fisici patologici che lo impediscano), per tutta la durata del tempo previsto per il raggiungimento dell’obiettivo. La somma di tutti gli allenamenti ti permetteranno di costruire, stimolo dopo stimolo, la tua “piramide” (il tuo obiettivo). Ricordati prima di qualsiasi altro tipo di considerazione, la tua “parola d’ordine” deve essere “COSTANZA”!!!!

 

Se vuoi approfondire l’argomento, non esitare a lasciarmi un commento!!!

 

Ciao a presto e buon allenamento!!

Nell’anamnesi che abitualmente faccio con i miei clienti, prima di iniziare ad allenarli, l’aspetto più importante che con loro “discuto” è il motivo per il quale mi hanno “ingaggiato”, ovvero il loro obiettivo, la meta che vogliono raggiungere.

La maggior parte delle persone inizialmente mi “consegna” degli obiettivi molto generici come: voglio dimagrire, voglio tonificare, voglio stare meglio con me stesso, non voglio più le gambe grosse ecc., che non sono sufficientemente utili alla loro “causa”…. Ora ti spiego il perché….

Un obiettivo deve essere formulato rispettando quattro semplici regole che ti permetteranno di cominciare con il piede giusto il cammino verso i miglioramenti che vuoi raggiungere in ambito fisico e non.

1. Prima di tutto un obiettivo deve essere formulato in POSITIVO al fine di concentrarti su ciò che vuoi raggiungere, rispetto a ciò dal quale vuoi “fuggire”. Ti faccio un esempio, è opportuno “dirsi” voglio ottenere un addome tonico e piatto, piuttosto che non voglio la “pancia”. Sembra una cosa “stupida” ma in realtà non lo è assolutamente, questo perché il SAR (Sistema Attivante Reticolare) si “accende” solo sui pensieri posti positivamente, in quanto “filtra” completamente la parola “non”, ignorandola completamente. Prova a NON pensare alla tua pancia gonfia, lassa e piena di grasso………. e dimmi cosa hai visualizzato nella tua mente…..?  Evito di chiederti cosa!!! :-) E’ fondamentale crearsi delle immagini nitide di ciò che vuoi raggiungere al fine di avere sermpre il focus mentale ben orientato. Formula i tuoi obiettivi sempre in POSITIVO!!

2. Un obiettivo deve essere SPECIFICO e MISURABILE, non è sufficiente “dirti” voglio dimagrire, devi specificare che vuoi una pancia piatta e tonica con la “tartaruga”,  i fianchi stretti, le gambe sgonfie, le braccia toniche e le spalle definite…. Non solo devi definire anche di quanti cm vuoi ridurre il tuo girovita, i fianchi, le cosce ecc..

3. Il tuo obiettivo deve essere FATTIBILE e allo stesso tempo MOTIVANTE. Obiettivi troppo “ambiziosi” possono far naufragare fin da subito la tua “impresa”. Poniti obiettivi che siano oggettivamente raggiungibili e che stimolino la tua “voglia di fare”. Ipotizziamo che sia nei tuoi interessi iniziare a gareggiare in competizioni podistiche sui 10 km e il tuo miglior tempo di percorrenza sia di 60′; puntare alla 1^ gara a percorrerli in 57 min sarebbe sicuramente un obiettivo fattibile….. ma sicuramente  poco stimolante…; al contrario percorrerli in 35 minuti sarebbe sicuramente stimolante ma certamente poco fattibile…..

4. E’ basilare “inquadrare” i tuoi obiettivi in un orizzonte temporale , dandoti una SCADENZA  precisa; infatti la mancanza di una “data” di raggiungimento ti potrebbe portare a procrastinare l’inizio dei tuoi allenamenti o a trovare facili scuse per “saltare” qualche work out, compromettendo inevitabilmente il risultato finale.

In fine per accelerare tutto il processo, è opportuno condividere i tuoi obiettivi in ambito fisico con un Personal Trainer che ti aiuti a definire  tutti i punti appena espressi e che ti ricordi, al momento opportuno, tutta “la strada” che ti ha portato alla definizione del tuo obiettivo, impedendoti meccanismi inconsci di “auto sabotaggio” (da solo/a ti puoi prendere in giro all’infinito….., farlo con il tuo PT diventa impossibile…. :-) ); inoltre ti fornirà gli strumenti scientifici per monitorare l’andamento del tuo allenamento (analisi della composizione corporea, antropometria, test funzionali ecc..).

Se vuoi approfondire gli argomenti trattati, non esitare a lasciarmi un commento!!

Buon Allenamento!!!

Ciao al prossimo articolo

La programmazione dell’allenamento rappresenta uno degli aspetti più importanti per raggiungere un obiettivo prefissato. Infatti la mancanza di pianificazione del lavoro porta spesso ad effettuare work out improduttivi o l’insorgere di sindromi da sovrallenamento.

Bisogna prima di tutto suddividere l’allenamento in periodi che prevedano variazioni metodologiche mirate alla diversificazione dello stimolo (l’organismo si adatta sempre ad uno stimolo ripetuto nel tempo e l’allenamento che nelle prime settimane sembra far ottenere effetti “miracolosi”, via via diventa sempre meno efficace) e la presenza di periodi di recupero.

Di seguito ti riporto la suddivisione dei cicli di lavoro che abitualmente utilizzo con i miei clienti.

IL MICROCICLO

L’organizzazione primaria e più semplice del lavoro riguarda la programmazione settimanale, definita microciclo: rappresenta la suddivisione ideale della classica “scheda di allenamento”. Nel microciclo bisogna definire prima di tutto quanti allenamenti fare nell’arco di una settimana (ti ricordo che per ottenere risultati è doveroso allenarsi almeno 2/3 volte) e successivamente dividere il lavoro in base agli obiettivi ricercati.

Se per esempio il mio obiettivo è migliorare la flessibilità muscolare e la resistenza cardiovascolare, in gergo “il fiato”, dovrò inizialmente dividere i miei allenamenti settimanali e decidere in quali dedicarmi alla corsa e in quali allo stretching, pianificando, in fine, anche ogni minuto del mio training.

IL CICLO

L’insieme di più settimane di allenamento costituisce un “ciclo”, che può durare da un minimo di 4/5 settimane ad un massimo di 7/8, a seconda delle caratteristiche degli stimoli dati e dal livello d’allenamento del soggetto. L’esperienza mi ha insegnato che cicli brevi sono sicuramente più motivanti e produttivi con soggetti molto allenati, ma in caso di soggetti principianti, è preferibile usare cicli “lunghi” per consolidare i risultati ottenuti.

Durante il ciclo si adotta un metodo di lavoro che viene ripetuto settimanalmente e solo adattato con piccole variazioni di carichi, o di serie e ripetizioni ecc. Alla fine di un ciclo di lavoro (nel caso in cui sia stato un ciclo molto intenso/faticoso) è necessario far seguire un periodo cosiddetto di “scarico” della durata di almeno una settimana.

Il periodo di “scarico” potrebbe consistere in una settimana  di riposo completo o in una settimana di allenamento più “leggero”. A tal proposito occorre sottolineare che, ad eccezione degli atleti professionisti, le vicissitudini della vita creano dei periodi di “scarico” forzati che portano a saltare alcuni allenamenti, andando a rendere superfluo ed inopportuno uno “scarico” programmato.

IL MESOCICLO

La suddivisione continua con il “mesociclo”, che è l’insieme di 3/4 cicli di lavoro (generalmente della durata di 5/6 mesi). Solitamente è il punto di intersezione delle curve relative alla quantità e alla qualità dell’allenamento (vedi articolo apposito).

IL MACROCICLO

Per ultimo, il “macrociclo” rappresenta l’insieme di 6/8 cicli di lavoro. Per quegli obiettivi che necessitano di 10/12 mesi di allenamento (per es. perdere 20 kg o +  di massa grassa), il termine del macrociclo coincide con il raggiungimento del fine ricercato.

CONCLUSIONI

Il raggiungimento di un obiettivo necessita di una programmazione di massima (il macrociclo e il mesociclo) e di una sapiente e accurata pianificazione dei dettagli, via via sempre più specifica (cicli e microcicli).

Non posso arrivare alla meta (obiettivo) se prima non ho pianificato attentamente la strada che devo percorrere (microcicli e cicli)…., altrimenti rischio di perdermi….”.

Bella questa “massima”,  mi è venuta bene…, me la segno… :-D !!!!!!!!!!!!!!

Ciao al prossimo articolo!!

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Quante volte ho sentito persone lamentarsi del proprio aspetto fisico incolpando un fato crudele che non ha dato loro una genetica degna di una top model o di un calciatore……. Veramente troppe.., anche perché spesso infondate….!!!

Il “bagaglio” genetico che i nostri genitori ci hanno regalato alla nascita è un grande spartiacque che divide coloro che potranno essere degli atleti con un fisico scultoreo, da coloro che, anche con tutto l’impegno possibile, non lo potranno mai essere. Senza addentrarmi troppo nello specifico voglio proporti una classificazione antropometrica (l’antropometria studia le proporzioni e le misure corporee), detta del “somatotipo” che utilizzo per identificare “a colpo d’occhio” i miei clienti.

Tale suddivisione “cataloga” i soggetti in:

Endomorfi

Mesomorfi

Ectomorfi     

ENDOMORFO

L’endomorfo è il tipico soggetto “rotondo”, generalmente ha un addome eccedente rispetto al torace, con tendenza all’obesità; è una persona che ha una muscolatura poco definita, l’ossatura medio piccola e una percentuale elevata di massa grassa, oltre ad avere generalmente un metabolismo basale piuttosto basso. Per questi individui un allenamento costante è di fondamentale importanza, anche se i “risultati” arrivano lentamente.

MESOMORFO

Il mesomorfo invece è il “prototipo” dell’atleta, muscolarmente dotato, con spalle larghe e anche larghe e stretto di vita con un ossatura “massiccia” e un metabolismo medio. Questo soggetto, quando si allena, ottiene risultati molto velocemente, soprattutto in ambito di dimagrimento ed aumento della massa muscolare.

ECTOMORFO

L’ectomorfo è il tipico soggetto longilineo, con ossatura sottile e con muscoli filiformi (sviluppa massa muscolare difficilmente) e ipotonici, il classico individuo, invidiato da tutti i “golosi” :-) , con un metabolismo molto alto, che si può permettere ogni tipo di “strasordini” alimentari senza ingrassare (sicuramente anche tu hai un amico/a o parente “secco” come Olivia di braccio di ferro anche se mangia dolci e alimenti ipergrassi tutti i giorni….. :-) ).

Bisogna, in fine, sottolineare che è difficile identificare un soggetto “puro” in una di queste tre tipologie e che sono possibili “incroci” genetici che vanno a formare individui ecto-mesomorfi oppure endo-meso ecc…

CONCLUSIONI

Da questa semplice analisi è abbastanza evidente che, per esempio, un ectomorfo non potrà mai diventare un sollevatore di pesi o un body builder………. e che un endomorfo non potrà mai avere il fisico di un ballerino…… Questa è “purtroppo” una verità assoluta…, che però non significa che non si possa fare qualcosa per “sviare” il “problema”.

Se sono, per esempio, un soggetto che tende facilmente ad accumulare grasso e ho un metabolismo basale lento…, sicuramente posso “bilanciare” questa mia “caratteristica” con tanta attività motoria e controllando nel dettaglio la mia alimentazione; oppure se ho i fianchi “imponenti” a causa di un bacino largo (diametro osseo) e ho la tendenza ad accumulare i grassi di deposito nei glutei (modo di ingrassare cosiddetto “ginoide”), potrò ridurre al minimo il grasso sottocutaneo unitamente ad un lavoro di aumento delle masse muscolari delle spalle, al fine di rendere più eumorfica la mia “silhouette”.

L’importante quindi è valorizzare al massimo quello che la “natura” ti ha “regalato” con un allenamento mirato ed efficace. Infine è doveroso sottolineare che bisogna inserire l’attività motoria nel proprio stile di vita con l’obiettivo principale di ottenere un fisico, prima di tutto, sano ed  efficiente (l’aspetto estetico migliorato è solo una logica conseguenza…).

Ciao al prossimo articolo!!

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Il Personal Trainer è una figura professionale sempre più presente nelle palestre e in genere nel “panorama” del “magico” mondo del Fitness….. Quando mi capita di spiegare ad amici o conoscenti in cosa consiste il mio lavoro, spesso mi rendo conto che hanno un’immagine stereotipata del Personal Trainer. La maggior parte di loro visualizza mentalmente un “Personal Trainer” che ha più o meno le seguenti caratteristiche:

1) E’ un energumeno di almeno 100 kg di puri muscoli;

2) Lavora con stars della televisione, industriali o managers di successo;

3) E’ un fanatico di cibi light;

4) E’ solito intrecciare storie amorose con i clienti di sesso femminile;

5) Ha il quoziente intellettivo di una scimmia ammaestrata;

Lo stupore intravisto nei loro occhi e nelle loro espressioni quando gli spiego nello specifico di cosa mi occupo, mi ha dato spunto per scrivere questo articolo e per fornire al lettore la mia visione di Personal Trainer e quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere.

Il Personal Trainer è, prima di tutto, una persona “normale”… :-)  , è un professionista che io amo identificare come un “educatore motorio”, una persona in grado di guidare tecnicamente passo dopo passo il proprio cliente verso l’obiettivo, motivandolo nei momenti di difficoltà.

Non solo, il Personal Trainer è un esperto di movimento, che ha dedicato la sua vita professionale allo studio dell’anatomia, della fisiologia, della biomeccanica, della biologia, dell’alimentazione e di tutte quelle discipline che riguardano il suo ambito di competenza. In merito all’ambito di competenza la domanda sorge spontanea: qual è quello di un Personal Trainer?

Prima di tutto bisogna sottolineare che il PT si rivolge a persone “sane”, che necessitano di movimento e che non presentano patologie……., anche se occorre fare una precisazione per quanto riguarda i soggetti definiti “border line” (sul confine) che non possono essere considerati sani.., ma nemmeno “malati”. Per esempio chi soffre di lombalgia “statico-dinamica” o “lombalgia comune” non ha nessuna patologia in senso stretto, infatti viene definita “patologia idiopatica (“malattia” senza una causa apparente) e viene “comunemente” trattata, dal medico curante, con antinfiammatori ed analgesici che forniscono solo una momentanea cura del sintomo, ma non della causa scatenante…..

In questo caso, l’unico modo per risolvere definitivamente la sintomatologia dolorosa è ridare, tramite un’attività motoria mirata, la giusta fisiologia articolare al soggetto.

Le finalità più comunemente ricercate da coloro che si affidano ad un PT sono:

1) Tonificazione muscolare

2) Dimagrimento

3) Aumento delle masse muscolari (ipertrofia)

4) Miglioramento della performance atletica in uno sport (sci, tennis, ciclismo, motocross ecc)

5) Antalgia (cura di tutti i fenomeni dolorosi caratteristici dell’inattività motoria)

6) Recupero della corretta postura

7) Riduzione dei fattori di rischio per le malattie dell’apparato cardio-vascolare (infarto del miocardio, ictus cerebrale ecc..)

8 ) Mantenimento in genere dell’efficienza dell’organismo grazie all’attività motoria

Logicamente, le aree di competenza di un PT possono essere molto diverse a seconda del professionista preso in oggetto. Infatti i PT non sono tutti uguali…… e la legislazione italiana non regolamenta e tutela assolutamente il “consumatore”. Devi sapere che non esiste attualmente un albo professionale dei Personal Trainers e che per praticare la libera professione non occorre nessun attestato o titolo di studio.

Potenzialmente, un individuo che fino al giorno prima lavorava come macellaio al supermercato, potrebbe praticare la professione senza che nessuno glielo possa impedire…..

Quindi bisogna porre molta attenzione nella scelta di un professionista al quale affidare aspetti molto importanti della propria salute. Ecco quali sono le caratteristiche da ricercare in un vero professionista dell’attività motoria:

TITOLO DI STUDIO

L’ideale sarebbe la laurea in Scienze Motorie o, come prevedeva il vecchio ordinamento, un diploma di laurea ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica), in alternativa, attestati di partecipazione a corsi (proposti da una miriade di enti privati) che “insegnano” la professione di PT. A questo punto è doverosa una precisazione riguardante la formazione offerta dagli enti privati che propongo corsi di 5-6 fine settimana, al termine dei quali viene rilasciando un attestato che “abilita” il soggetto a praticare la professione…..

Ai “miei tempi” (io mi sono diplomato all’università di Bologna presso l’ISEF nel 1998), ho dovuto studiare tre anni con obbligo di frequenza per otto ore al giorno dove alla mattina ci applicavamo in teoria, pratica e didattica delle materie cosiddette “pratiche” come pallavolo, pallacanestro, atletica leggera, ginnastica artistica, scherma, tennis,  ginnastica correttiva, ginnastica educativa, nuoto, utilizzo delle macchine isotoniche ecc.., e il pomeriggio ci dedicavamo allo studio delle materie cosiddette “teoriche” come anatomia, fisiologia, biologia, storia dell’educazione fisica, chinesiologia, biomeccanica, farmacologia, scienza dell’alimentazione, pedagogia, psicologia, traumatologia, teoria e metodologia del movimento ecc…

Una volta discussa la tesi di laurea….., eravamo in grado di insegnare a scuola a partire dal giorno successivo….. La differenza, almeno sulla carta, è veramente tanta (6 fine settimana contro 3 -4 anni di studio full immersion…..). Con questo non voglio farti pensare che il titolo di studio universitario sia necessario per essere un bravo professionista nel settore del fitness.

Ho incontrato nella mia decennale carriera grandissimi professionisti che hanno dedicato la loro vita allo studio di tutte le tematiche necessarie ad un PT, che, per una serie di motivi personali, non hanno mai preso la strada dello studio universitario, come, d’altronde, ho incontrato tanti laureati decisamente incompetenti.  Quindi il titolo di studio sicuramente non è garanzia di professionalità e di competenza, ma almeno è una buona base di partenza per valutare un PT.

ESPERIENZA COME PRATICANTE

Ricordati che il vecchio detto “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” ha una forte valenza anche nel mio mestiere. In questi anni mi sono reso conto che la teoria senza la pratica sul campo è decisamente insufficiente per offrire un servizio ottimale ai clienti ed è altrettanto vero che la sola pratica senza la teoria alla sua base è molto pericolosa, perché il corpo di un soggetto potrebbe reagire in maniera diametralmente opposta rispetto ad un altro allo stesso stimolo (allenamento). Non ho mai proposto nulla ai miei clienti senza averlo sperimentato in prima persona e averlo studiato attentamente. La “ricetta” vincente è tanta teoria unita a tanta pratica.

CHE SIA UN BRAVO INSEGNANTE

Questo è un aspetto di cruciale importanza, infatti un bravo teorico, che ha anche tanta esperienza come praticante è completamente inutile se non è in grado di trasferire le proprie conoscenze e comunicare efficacemente con il proprio assistito. Spesso il sapere non coincide con il “sapere insegnare”….

CHE SI OCCUPI ANCHE DI ALIMENTAZIONE

Un’alimentazione adeguata all’attività motoria è di basilare importanza per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, quindi è fondamentale che il personal trainer sia in grado di guidare il proprio cliente anche in questo ambito. A tal proposito è bene sottolineare che un PT non laureato, non può elaborare programmi dietologici personalizzati, ma limitarsi a consigli su come gestire l’alimentazione. Un laureato in Scienze Motorie o Isef è abilitato a tale compito, anche se a mio parere è bene affidare questo lavoro delicato a specialisti che hanno speso la loro vita professionale alla scienza dell’alimentazione (dietisti, nutrizionisti, medici dietologi ecc) e sono sempre aggiornati e preparati sulle nuove teorie nutrizionali. Questo logicamente per offrire al cliente la massima qualità possibile in ogni ambito (alimentare e del movimento).

DEVE ESSERE CONGRUO!!!!

Penso che nel mio mestiere la congruità sia il miglior biglietto da visita che si possa presentare ad un potenziale cliente……., far seguire alle parole un comportamento congruo è di vitale importanza!!! Vi è mai capitato di vedere di persona od in tv un dietologo in deciso sovrappeso……..? Mi piacerebbe proprio sentire come motiva un paziente che non riesce a seguire la dieta da lui proposta….., la sua faccia, la sua espressione per forza ipocrita…. Stessa cosa vale per un PT…. Diffida di un Personal Trainer che non si allena, che si alimenta male o che è in evidente stato di cattiva forma fisica……, ciò non vuol dire che debba essere un “bronzo di riace”…, ma nemmeno qualcosa di simile al Gabibbo……. :-)

Ciao al prossimo articolo!!!

Prima di esporti quali sono gli effetti benefici dell’esercizio anaerobico, occorre che ti dia qualche definizione, al fine di migliorare la comprensione di questo articolo.

ALLENAMENTO ANAEROBICO:

Le discipline cosiddette di tipo “anaerobico” sono tutte quelle attività che si espletano nel breve periodo, nella fattispecie, che si esauriscono al max in 8/10 secondi. Ne è un esempio una corsa alla massima velocità di 80/100 m o l’allenamento con i sovraccarichi (body building, potenziamento muscolare ecc…). La definizione “anaerobico” deriva dal fatto che l’energia necessaria per ottenere la contrazione muscolare nei suddetti esercizi, non necessita di attivare i meccanismi che utilizzano l’ossigeno.

Per eseguire esercizi di tipo anaerobico utilizziamo un “combustibile” che sia chiama ATP (Adenosin TriFosfato) che è stivato all’interno dei muscoli in piccole quantità. Come “dicevo” poche righe fa, la quantità di ATP (la benzina) dura per 8/10 secondi di sforzo massimale al termine dei quali, se si procede, si innesca un “meccanismo” definito “anaerobico lattacido”, in quanto, la contrazione muscolare inizia a produrre sostanze di scarto, tra le quali la più consistente, è il “famoso” acido lattico (da qui il nome “anaerobico lattacido”…). Esempi di esercizio anaerobico lattacido possono essere una corsa alla massima velocità di 400/800 metri e in genere tutte le attività che comportino uno sforzo massimale superiore ai 10″ fino a un massimo di 90″ (questa è una definizione “didattica” in realtà l’argomento è decisamente più complicato…).

METABOLISMO BASALE:

Il metabolismo è l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono nell’organismo e nella fattispecie, il metabolismo basale, è l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono in stato di riposo (a letto, in stato di veglia, senza muoversi…). Viene comunemente definito anche come la quantità di calorie necessarie all’organismo per garantirsi la sopravvivenza (sempre in stato di riposo).

Benissimo, un volta chiarito l’argomento, ti spiego quali sono i principali effetti sull’organismo dell’esercizio anaerobico scoperti dagli “studiosi”:

EFFETTI DELL’ESERCIZIO ANAEROBICO:

1) Accresce la capacità del sistema del fosfageno (Atp-pc), aumentando le riserve muscolari di ATP e PC (Foscocreatina) e aumentando l’attività enzimatica .

2) Aumenta la capacità glicolitica e di conseguenza una miglior sopportazione dell’organismo all’accumulo di acido lattico e un relativo miglioramento della performance atletica (riesco a protrarre per più secondi l’esercizio alla massima intensità e smaltisco più velocemente i prodotti di scarto della contrazione).

3) Ipertrofia muscolare (aumento della massa muscolare).

4) Ipertrofia cardiaca (ispessimento della parete ventricolare del cuore).

5) Bradicardia (riduzione della frequenza cardiaca a riposo).

La quasi totalità delle “modificazioni” appena esposte realizzano un aumento della “vitalità” dell’organismo con un relativo innalzamento del metabolismo basale. Tradotto…, significa che una persona che si applica in discipline di tipo anaerobico, usando una metafora automobilistica, è come se sostituisse gradualmente il motore della sua auto, ipotizziamo 1000 di cilindrata, con un motore di 3/4000…… Consuma + un motore di 1000 cc o uno di 4000 cc…………? Lascio a te l’ovvia risposta!!!!  :-)

Ciao al prossimo articolo!

Non esitare a lasciarmi un commento, sarò felice di risponderti!!

P.s. Ringrazio il mio amico Giacomo F. per avermi dato spunto per l’articolo.  

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