Per questo articolo devo ringraziare in particolar modo il mio amico Giorgio perché me l’ha richiesto e la mia collaboratrice e amica Cristina perché mi ha fornito uno spunto divertente per il titolo… Infatti “per imbelir bisogna sofrir” lo diceva sempre la nonna di Cristina quando gli pettinava i capelli, tirandoglieli fino a farla urlare…., per ottenere una bella chioma liscia!
Proverbio decisamente adatto a descrivere che la sopportazione di un pò di fatica/dolore è alla base del conseguimento della maggior parte dei risultati.
Infatti qualsiasi tipo di cambiamento (miglioramento) in campo fisico, e non solo, è da attribuirsi ad un “fenomeno” definito tecnicamente di Supercompensazione.
La Supercompensazione è un modello teorico che spiega il processo di adattamento dell’organismo ad un determinato stimolo allenante. Tale concetto si fonda sullo stato di equilibrio dinamico, detto omeostasi, che regola tutte le attività del nostro corpo. Qualsiasi condizione che perturba e modifica l’equilibrio viene immediatamente compensata, nel limite del possibile, da una reazione uguale e contraria, tesa a riportare il sistema in equilibrio.
Gli stress/stimoli indotti con l’esercizio fisico, vengono così compensati da una serie di reazioni, atte ad incrementare i processi rigenerativi anabolici (ricostruttivi). Tali reazioni stanno alla base di qualsiasi processo “evolutivo” che ci consente di progredire da una situazione ad una migliore (per. es. aumento del tono muscolare, ipertrofia, capacità di correre più veloce, per più tempo ecc).
Le reazioni “supercompensative” possono essere interpretate come un sistema di difesa dell’organismo che, tramite esse, cerca di ricostruire l’equilibrio perduto.
In sintesi la supercompensazione è la risposta fisiologica alla rottura dell’omeostasi da parte dello stimolo allenante!!
Ma tutto ciò cosa significa?
Facciamo per un attimo un “passo indietro” nel tempo e riflettiamo sul perché oggi siamo una macchina quasi perfetta. Milioni di anni di evoluzione e la lotta per la sopravvivenza ci hanno costretto ad affrontare infiniti nuovi stimoli, che sono andati a minare la nostra omeostasi inducendo una ciclica Supercompensazione! Ciò significa che, oggi, siamo il frutto degli stimoli che, volenti o nolenti, abbiamo subito…..
Adesso ti starai chiedendo: “ma cosa centra questo con l’allenamento e con la mia pancetta…, o con i miei glutei molli?”
Adesso te lo spiego!!
I motivi che spingono un individuo ad allenarsi sono fondamentalmente due:
1- Mantenere il proprio organismo in efficienza (ammesso che già lo sia…..
).
2- Migliorare il proprio organismo (obiettivo all’interno del quale si declinano altri innumerevoli sotto obiettivi come per es.: dimagrire, tonificare, aumentare la flessibilità dei muscoli, la mobilità delle articolazioni ecc…..)
Bene prendiamo in esame la seconda casistica: il miglioramento.
Al fine di ottenere un qualsiasi miglioramento devi fornire al tuo organismo uno stimolo/carico tale da metterlo in difficoltà, tale da minare la sua omeostasi/equilibrio!!
La risposta allo stress indotto innesca il meccanismo di Supercompensazione.
Il concetto di stimolo allenante e dell’organizzazione dei fattori che lo innescano sono la base della metodologia dell’allenamento che permette ad allenatori, preparatori atletici e personal trainers di far ottenere i risultati voluti ai propri assistiti!!!
L’ottenimento dei miglioramenti in ambito fisico, ma non solo, sono ottenibili grazie ad una sapiente alternanza di carico (stress, allenamento) e recupero (senza dimenticarsi un’alimentazione bilanciata…).
Specificatamente è fondamentale dare uno stimolo allenante al corpo, quando lo stesso ha recuperato da quello precedente ed ha potuto migliorare le sue funzioni. In caso contrario il rischio è quello del sovrallenamento (peggioramento della performance) che porterebbe all’obiettivo opposto rispetto quello voluto (miglioramento della performance).
L’analisi di quanti allenamenti svolgere, di quale durata, di che intensità e di che densità (rapporto tra carico e recupero) sono fonte di centinaia di studi da parte dei ricercatori. Gli studi hanno insegnato che non esiste una verità assoluta in questo campo.., ma ne esistono tante a seconda del soggetto al quale vengono applicati.
I fattori da gestire quando si programma un allenamento sono molteplici e saranno argomento di articoli specifici. Di seguito ti elenco solo i principali.
Durata
Intensità
Densità
Quantità
Frequenza degli stimoli
Rappresentazione schematica del principio di Supercompensazione
Andiamo ad analizzare questa rappresentazione schematica del principio di supercompensazione: il grafico rappresenta la curva relativa alla capacità di prestazione di un soggetto. Nel periodo di somministrazione di un carico di lavoro/allenamento (rappresentato schematicamente con linee diagonali in nere), la capacità prestativa scende fino a quasi zero (con un allenamento di intensità elevata pari al 100% delle possibilità del soggetto), per poi avere una fase di risalita (compensazione) nel periodo di riposo. Questa risalita non si limita a raggiungere il livello iniziale in cui si trovava il soggetto all’inizio del lavoro, ma ottiene una “esaltazione” grazie al principio di supercompensazione.
Conclusioni:
Ricordati che il nostro organismo ricerca costantemente l’equilibrio…..e fugge istintivamente dalla fatica….., perché altera l’equilibrio. Gli stimoli allenanti portano sempre con loro un piccolo “fardello” di fatica….., che deve essere necessariamente sopportata. Chi ti promette risultati senza fatica è semplicemente un BUGIARDO. Se ne conosci qualcuno…, presentamelo….., farò volentieri con lui o con lei “due chiacchere” sull’argomento……, sono curioso di sapere quello che si inventa…..
!!!!
Ciao al prossimo articolo! Buona Supercompensazione!!!


Ciao Grandissimo Marco!
Davvero interessante il tuo articolo!
Pensa che a me piace sentire la fatica! Mi dà proprio soddisfazione!
Bè, ti volevo chiedere una cosa: visto che io sono un fanatico degli addominali… direi quasi MALATO. Hai scritto qualche articolo a riguardo?
Grazie caro!
Pero’, dai … vorrai riconoscere che i nostri vecchi avevano delle idee un po’ strane, come il concetto anche che se una medicina e’ cattiva vuol dire che fa bene … !!!
Ti ci vedo ad ingerire delle “buone” schifezze gentilmente offerte dai nonni … e poi come fa una persona che soffre a non imbruttirsi ?
OK ! torniamo seri. Ti ho chiesto questa digressione anche perche’ mi e’ capitato di uscire a fare una “specie” di allenamento con una “specie” di amico, con le racchette da neve, e sentirmi dire da lui, il giorno dopo, che alla lezione di spinning aveva una magnifica sensazione di agilita’, potenza e velocita’ nelle gambe. Ho pensato che era sicuramente legato all’uscita del giorno prima, che avrebbe potuto causargli stanchezza e affaticamento se non avesse recuperato, e soprattutto … SUPERCOMPENSATO ? (Abbiamo fatto un paio d’ore di camminata, senza correre, ma con alcuni tratti ad intensita’ del 70-80 %, in salita, pianura, su pista battuta ma soprattutto in neve fresca.) Se l’effetto e’ in qualche modo misurabile con la valutazione di alcune sostanze presenti nel sangue, per una verifica “scientifica” dobbiamo fare ogni volta un prelievo dalle nostre venuzze ? Puo’ la mia sensazione essere in qualche modo “veritiera” oppure e’ frutto del mio cervello “bacato” (perche’ anch’io il giorno successivo mi sentivo un gran bene !!!)
Bè, complimenti come al solito per come riesci a spiegare tutto in modo molto comprensibile.
Devo dire che pensavo di saper già tanto ma questa mi mancava!!!
Domanda: Quindi se io riuscissi ad allenarmi, recuperare e poi allenarmi nuovamente nel periodo di esaltazione avrei ancora più energia da sfruttare?
Bè di sicuro poi il recupero sarebbe più lungo, ma se fosse possibile stabilire quando si ha l’esaltazione sarebbe interessante sfruttarla.
Ancora complimenti Ciao
[...] Prima di tutto ti devo ricordare che l’obiettivo di qualsivoglia allenamento è quello di dare “stimoli” migliorativi all’organismo, grazie ai quali riuscire ad indurre il processo di Supercompensazione. [...]
Vedo che l’argomento anche se molto tecnico ha suscitato interesse…! Allora rispondo per ordine di arrivo cronologico dei vostri commenti:
), ma è un meccanismo fisiologico che ci permette di evolvere in qualcosa di migliore. E’ il meccanismo che permette ad una persona che è sempre stata seduta sul divano, di correre una maratona dopo circa 6 mesi (se la alleno io…
). La “cosa” difficile quando si programma un allenamento è andare a fornire un nuovo stimolo allenante prima che la curva di supercompensazione sia definitivamente regredita, o meglio bisognerebbe “colpire” l’apice della curva. Infatti se lo stimolo allenante successivo viene proposto troppo presto si rischia di sfociare nel sovrallenamento (ci scriverò un articolo prima o poi..
)
A Giuseppe rispondo sì, ho gia scritto qualcosa al riguardo vai a cercarlo nella categoria “luoghi comuni” o “personal trainer” il titolo è “pancia piatta”: conoscere il nemico.
A Edo rispondo che la supercompensazione non è un “momento” da utilizzare per avere una prestazione migliore (tipo il turbo in un motore…
A Giorgio rispondo dicendogli che le sensazioni che si provano dipendono da infinite variabili e che quindi le “buone sensazioni” che avete provato durante lo spinning il giorno dopo la “scalata” potrebbero dipendere da altre cose. Quando ci vediamo di persona te lo spiego meglio….!!!!!!
[...] ti ho parlato del “magico” principio della Supercompensazione che sta alla base di qualsiasi miglioramento fisico che vogliamo [...]
[...] Diversificare gli allenamenti permette, d’altronde, di evitare un fenomeno di ristagno dei risultati classico di coloro che per troppo tempo impegnano il proprio organismo con stimoli che il corpo non riceve più come tali, inibendo il processo di supercompensazione. [...]
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